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Lorandi, richiesta di revisione del processo

Alla Corte d'Appello di Venezia i documenti per rivedere il procedimento che ha condannato il marmista di Nuvolera. "Non c'era in casa in quel momento".

(red.) Bruno Lorandi, tramite l’avvocato Alberto Scapaticci, torna a chiedere la revisione del processo che lo ha portato ad essere condannato all’ergastolo per l’omicidio della moglie Clara Bugna. Nelle ore precedenti a venerdì 19 luglio la richiesta è stata depositata alla Corte d’Appello di Venezia che ora dovrà valutarla. Secondo il legale del marmista bresciano di Nuvolera, la condanna del proprio assistito sarebbe un grande errore giudiziario. Per quanto riguarda i fatti, la donna venne trovata senza vita il 10 febbraio del 2007 in casa e nell’ultimo giorno di lavoro del marito prima della pensione.

Tra l’altro, lo stesso Lorandi era già finito a processo e poi assolto dall’accusa di aver sequestrato e ucciso il figlio Christian, trovato morto sul monte Maddalena il 28 aprile del 1986. Ma ora, per la condanna a vita dopo essere stato ritenuto l’assassino della moglie, sta scontando i suoi giorni nel carcere di Montorio a Verona. Nelle prove che l’avvocato ha presentato per chiedere di rivedere il processo c’è il ferro da stiro che, secondo gli inquirenti, Bruno Lorandi avrebbe acceso appositamente per sviare le indagini. Al contrario, per la difesa dell’uomo era la moglie che lo stava usando e i picchi di corrente lo potrebbero confermare. In più, sempre secondo il legale, il marito non si trovava in casa a quell’ora, poco prima delle 7. Ora si attende la decisione da Venezia.

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