Mazzette per ricongiungimenti, chiesti 8 anni

Ieri richiesta dell'accusa per il dipendente comunale di Brescia che in una ventina di episodi si sarebbe fatto dare fino a 500 euro per dare il via libera.

(red.) Nella giornata di ieri, martedì 28 maggio, al tribunale di Brescia è iniziato il processo con rito abbreviato a carico del dipendente di palazzo Loggia per aver chiesto fino a 500 euro in cambio dei documenti con cui rilasciare il via libera al ricongiungimento familiare. Questa è l’accusa formulata dal pubblico ministero Ambrogio Cassiani che per concussione, corruzione, truffa ai danni dello Stato e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina ha chiesto al giudice che l’imputato venga condannato a 8 anni e dieci mesi di reclusione.

Si tratta dell’addetto che nel 2017 era stato dislocato allo Sportello unico dell’immigrazione. E nel suo lavoro in una ventina di casi avrebbe chiesto quel denaro per un’operazione che invece era prevista nella sua normale attività. Ma nel processo non è coinvolto solo il dipendente. Uno di quelli che l’avrebbe corrotto dovrebbe scontare 4 mesi di reclusione come da richiesta dell’accusa. Altri cinque hanno patteggiato tra 1 anno e otto mesi e 2 anni e otto mesi e tre devono attendere il rinvio a giudizio. Il procedimento è stato aggiornato al 16 luglio.

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