Dall‘informatore ai pusher: due Cc vanno a processo

Nei guai era finita l'intera caserma. I militari avrebbero ingaggiato un collaboratore per indurre gli spacciatori a vendere droga e aumentare gli arresti.

(red.) Nella giornata di ieri, venerdì 3 maggio, il giudice del tribunale di Brescia ha rinviato a giudizio due carabinieri della stazione di Capriolo accusati di aver impegnato un collega come provocatore per arrestare una serie di spacciatori. Ma a loro volta ora sono finiti alla sbarra per concorso in spaccio. In effetti, avrebbero indotto alcuni pusher a vendere sostanze stupefacenti e contravvenendo al protocollo. La stessa situazione aveva coinvolto altri cinque militari della stessa caserma nel novembre 2013 e finiti tutti agli arresti domiciliari per diverse operazioni antispaccio in modo irregolare che avevano condotto in Franciacorta tra il 2008 e il 2012.

Avrebbero ingaggiato dei veri e propri informatori per spingere i pusher a muoversi sul territorio e aumentare quindi i casi di manette scattate ai malviventi. Questa situazione venne alla luce dopo una denuncia da parte di un marocchino che aveva detto di essersi sentito promettere un posto di lavoro e di essere regolarizzato in cambio di quell’attività. Ma in seguito sarebbe stato poi minacciato e aggredito. E tutti i carabinieri finiti nei guai avevano patteggiato pene inferiori ai 2 anni nel 2014.

Per altri due indagati si era avvicinata l’archiviazione, invece il giudice ha disposto nuove indagini e portato a giudizio i due carabinieri. Nei loro confronti l’accusa è di essersi comportati come i colleghi in tre casi tra Rovato nel 2010 per 30 grammi di cocaina, a Capriolo per altri 50 grammi e a Palazzolo e Capriolo nel 2011 per 10 chili di hashish. Per loro il processo inizierà il 6 febbraio 2020.

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