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Spese pazze in Lombardia, 7 condanne bresciani

Ieri dal tribunale di Milano la sentenza di primo grado, con 52 condannati e cinque assolti. Si parla dei rimborsi pubblici ai partiti a fini personali.

(red.) Nella giornata di ieri, venerdì 18 gennaio, al tribunale di Milano si è concluso con la sentenza il processo di primo grado per le presunte “spese pazze” in Regione Lombardia, cioé i contributi destinati ai vari partiti a fini istituzionali, ma che qualcuno avrebbe usato per motivi personali. Dalla sentenza sono emerse 52 condanne e cinque assoluzioni nei riguardi di ex assessori ed ex consiglieri lombardi. Tra i condannati ci sono anche sette bresciani: Pierluigi Toscani (1 anno e otto mesi), Gianmarco Quadrini (2 anni), Monica Rizzi (2 anni e due mesi), Alessandro Marelli (1 anno e otto mesi), Margherita Peroni (1 anno e otto mesi), Vanni Ligasacchi (1 anno e cinque mesi) ed Enio Moretti (2 anni e nove mesi).

In generale tutte le pene vanno da un anno e cinque mesi a quattro anni e otto mesi e tra loro ci sono il figlio di Umberto Bossi, Renzo e Nicole Minetti. Il periodo preso in considerazione dai giudici è quello compreso tra il 2008 e il 2012 e che ha portato alle accuse di peculato. Tuttavia, tra i condannati c’è chi ha già annunciato ricorso in appello dopo aver risarcito il danno. Secondo il pubblico ministero che ha chiesto e ottenuto le condanne, i rimborsi incriminati riguardavano soprattutto le cene. Gli assolti sono Davide Boni, Romano Colozzi, Daniel Luca Ferrazzi, Carlo Maccari e Massimo Ponzoni.

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