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Strage Loggia e filone veronese, archiviata Avezzù

Procuratrice dei minori di Brescia aveva interrogato nel 2012 madre di un pentito. Poi deceduta. Per i figli è stata colpa del magistrato. Non per giudice.

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(red.) Si torna a parlare della strage di piazza Loggia a Brescia, del 28 maggio 1974, dal punto di vista giudiziario, anche se stavolta non c’entrano quelli che sono ritenuti i mandanti – Carlo Maria Maggi e Maurizio Tramonte – già condannati all’ergastolo. Si tratta, invece, della procuratrice Emma Avezzù a capo del fronte veronese dell’inchiesta collegata all’attentato. Marco Toffaloni, infatti, è imputato dalla procura ordinaria e quella dei minori di Brescia perché ritenuto l’esecutore della strage nel periodo in cui era minorenne (ecco perché indaga anche la procura guidata da Avezzù).

Militante di estrema destra e nato a Verona, aveva frequentato il poligono di tiro con Carlo Digilio, anche lui finito nell’indagine per la strage. Toffaloni si era confidato con il futuro collaboratore di giustizia, Gianpaolo Stimamiglio, che aveva portato ad aprire l’indagine sul fronte veronese. Infatti, ci sarebbe anche un riscontro fotografico dell’epoca che mostra un volto compatibile con quello di Toffaloni. Nella vicenda venne arrestata anche la sorella del collaboratore, Rita.

Si arriva al 2012 quando Emma Avezzù, per continuare a indagare sul filone veronese, andò a trovare Benita Sartor, madre dei Stimamiglio, per sentirla su questi elementi. Poi la donna morì e secondo i figli il decesso era dovuto al turbamento per l’interrogatorio. Da quel momento inizia una guerra legale che ha portato, ora e come scrive il Corriere della Sera, ad archiviare la posizione del magistrato. La morte di Benita Sartor, come ha specificato il figlio e pentito, sarebbe avvenuta due anni dopo l’interrogatorio, ma per una caduta.

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