Sentenza macello Italcarni, tutte le reazioni

La Lav chiede alla Regione di commissariare il servizio veterinario dell'Ats di Brescia. E la Lac chiede provvedimenti per i due professionisti condannati.

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(red.) La sentenza giunta lunedì 13 febbraio dal tribunale di Brescia – con i quattro patteggiamenti a carico dell’amministratore e di tre dipendenti e la condanna di due veterinari – nell’ambito del processo per il macello Italcarni di Ghedi, ha sollevato diverse reazioni. Tra queste, quella della Lega Antivivisezione che si è costituita parte civile al processo. “E’ una condanna clamorosa, con risvolti che riguardano tutta
la collettività – commenta l’avvocato della Lav Carla Campanaro-: animali in gravissime condizioni, non più in grado di reggersi sulle zampe che, anziché essere abbattuti in allevamento come prevedono le norme senza sottoporli a tali sofferenze, venivano scaricati e spinti con trattori o muletti, trascinati con catene pur di farli macellare comunque.

Ebbene, i consumatori di carne devono essere consapevoli del trattamento riservato agli animali destinati al macello. Ci auguriamo che questa condanna porti alla chiusura del macello Italcarni, passibile, alla luce di questa condanna, di chiusura per omesso controllo da parte della Asl di Brescia: un atto dovuto, richiesto e previsto dalla regolamentazione sui
controlli veterinari. In considerazione di questa importante sentenza di condanna a due medici veterinari pubblici, la Lav rinnova la richiesta al presidente della Regione Lombardia di commissariare i Servizi veterinari dell’Asl di Brescia: si tratta di elementi di prova che, hanno portato alla luce le falle di un sistema di controllo assolutamente inadeguato e
incapace di tutelare gli animali e la salute dei cittadini, già evidenti con l’inchiesta di Green Hill e gli scandali sui farmaci illeciti e la macellazione.

Quel che è emerso in tribunale è inquietante: la procura ha evidenziato la correlazione tra i gravissimi maltrattamenti sugli animali e il rischio sanitario per il consumatore, problematica confermata da numerosi medici veterinari durante il processo. Il trascinamento delle carni crea rischi sanitari: questo è emerso in modo chiaro. Le carni degli animali macellati in quelle condizioni, infatti, presentavano una elevatissima carica batteriologica, fino a 50 volte superiore al consentito, come certificato dall’Istituto Zooprofilattico di Torino. La diatriba sulle modalità di refrigerazione delle carni campionate, che purtroppo ha fatto cadere l’accusa di adulterazione delle carni per i due veterinari se fa parte della strategia della difesa, non rassicura però nessuno e di fatto lascia spazio a dubbi e sospetti che solo nuove ispezioni a sorpresa, eseguite con specifiche modalità di refrigerazioni delle carni prese a campione, potranno davvero fugare, sebbene solo dopo molti mesi che questo scandalo è divenuto pubblico.

Altra anomalia, la convenzione tramite la quale il Comune di Ghedi aveva concesso l’uso della struttura, di proprietà comunale, al titolare del macello, cognato del sindaco di Ghedi: un evidente conflitto d’interessi che non può lasciare indifferenti, peraltro non sanato dall’attuale riapertura del macello”. La Lega per l’abolizione della caccia ha poi contestato la stessa Ats (ex Asl) per il fatto che i due veterinari condannati non abbiano ancora ricevuto alcun provvedimento, mentre sia stata trasferita la dottoressa che aveva segnalato quanto si faceva nel macello. Nella vicenda è intervenuto anche il sindaco di Ghedi Lorenzo Borzi che ha sottolineato come il comune sia stato parte civile al processo e ora chiede un risarcimento per il danno d’immagine. Sarà quantificato durante un’udienza civile il 18 maggio. Smentisce poi il presunto conflitto d’interesse (“convenzione con il comune è in vigore da prima che diventassi sindaco”) e specifica che l’amministrazione non ha coperto quanto si faceva nel macello.

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