Delitto Trematerra, “16 anni sono pochi”

Lo dicono i figli della donna uccisa il 17 aprile 2015 da Tullio Lanfranchi nella casa di Niardo. "Avremmo preferito una pena più esemplare".

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Gloria Trematerra(red.) I 16 anni di reclusione, oltre ai tre in una struttura psichiatrica, inflitti mercoledì 13 aprile dal tribunale di Brescia a Tullio Lanfranchi, per l’omicidio della moglie Gloria Trematerra sarebbero troppo pochi. Lo dicono i fratelli Alice e Francesco, figli della donna e di quell’uomo che il 17 aprile del 2015 a Niardo ha segnato il destino della loro famiglia. Lanfranchi, che si trova in carcere da un anno, è stato condannato in primo grado con rito abbreviato per l’omicidio della moglie, il tentato nei confronti della figlia e con l’aggravante della crudeltà. Interpellati dal Giornale di Brescia, i due ragazzi di 19 e 23 anni, che stanno cercando di tornare a vivere con l’università nel caso della ragazza e la laurea per il secondo, si dicono amareggiati per la sentenza.
Secondo loro quello del padre non sarebbe stato un gesto improvviso, ma pianificato. Tanto che un giorno l’uomo avrebbe tentato di gettare dal balcone la compagna. E la sera del dramma avrebbe potuto essere più grave se l’uomo avesse raggiunto con il coltello anche la figlia. I due giovani, senza la madre e con un padre in carcere, avrebbero preferito una condanna più vasta per l’uomo. “Tra quindici anni uscirà dal carcere e dovremo stare attenti, perché potrebbe finire il lavoro che intendeva fare” dicono sconfortati. Aggiungono che “le prove sono schiaccianti e avremmo preferito che non uscisse più dalla prigione”. I due giovani sperano nel processo d’appello. Intanto, venerdì 22 aprile la scuola superiore Golgi, dove Gloria insegnava inglese, sarà organizzata una sorta di festa per ricordare la donna.

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