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Sentito “Paraga”, “ho avuto un ictus”

Hanefija Prijic lunedì 22 non ha risposto alle domande del giudice, ma manifestato malessere fisico. Ordinò l'uccisione di tre volontari bresciani.

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Foto da Bresciaoggi

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(red.) Nell’interrogatorio di garanzia cui è stato sottoposto lunedì 22 febbraio nel carcere milanese di San Vittore, avvalendosi della facoltà di non rispondere, ha aggiunto che recentemente sarebbe stato colpito da un ictus. Il personaggio in questione è Hanefija Prijic, l’ex comandante dell’esercito paramilitare che il 29 maggio del 1993 ordinò l’uccisione di tre volontari bresciani. Fabio Moreni, Sergio Lana e Guido Puletti vennero freddati a colpi di mitragliatrice, mentre Agostino Zanotti e Christian Penocchio riuscirono a salvarsi. La comitiva si trovava a bordo di un convoglio carico di aiuti umanitari e viveri a favore delle popolazioni colpite dalla guerra in Bosnia. Ma a Gornji Vakuf, località della strage, il loro mezzo venne fermato e perquisito, portando poi all’eccidio. Dal punto di vista giudiziario, “Paraga”, come viene chiamato, era stato condannato a 13 anni di carcere in Bosnia, pena che ha già scontato per intero.
Ma in ottobre, quando era atterrato all’aeroporto di Dortmund, in Germania, per lui erano scattate le manette per un mandato di cattura internazionale emesso dalla procura di Brescia e firmato dal giudice Elsabetta Pierazzi. Da lì sono state avviate le procedure di estradizione che nei giorni precedenti a martedì 23 febbraio lo avevano portato al carcere di San Vittore a Milano. Qui proprio martedì è stato interrogato, anche se non ha risposto ad alcuna domanda. Intanto, con l’avvocato Matteo Scapaticci sta definendo la strategia difensiva. Al centro della questione c’è la possibilità, o meno, che l’uomo venga giudicato per lo stesso fatto, dopo aver già ricevuto una condanna in un altro Stato. Per la giustizia italiana la procedura sarebbe fattibile e, in caso di nuova pena, si sconterebbero i 13 anni già assolti da Prijic.

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