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Morì dopo operazione: “Marito va processato”

Patrizia Rodi, 33 anni, spirò dopo essere stata sottoposta ad un intervento di laparoscopia. La Cote d'Appello chiede che l'uomo sia processato per omicido colposo.

(red.) Per la Corte d’appello di Brescia va processato per omicidio volontario  Massimiliano Tomezzoli, marito di Patrizia Rodi, la 33enne bergamasca morta il 13 gennaio 2006 dopo un intervento di laparoscopia effettuato alla clinica Sant’Anna.
A processo per il decesso della donna, che spirò dopo quattro mesi di agonia, due medici dell’ospedale bresciano, assolti entrambi in due gradi di giudizio.
Sul banco degli imputati era già apparso anche l’antiquario di Scanzorosciate, sospettato di avere riportato la consorte in ospedale troppo tardi e per questo inizialmente accusato di omicidio colposa. Imputazione dalla quale era stato poi prosciolto, per insufficienza di prove.
Ma ora una nuovo colpo di scena: la corte d’appello ha condannato l’uomo a rifondere una provvisionale di 60mila euro ai suoceri (che ora intendono rivalersi civilmente anche sul chirurgo che operò Patrizia e sul medico che la dimise il giorno successivo all’operazione) e ha disposto la trasmissione degli atti in Procura perchè si proceda nei confronti dell’uomo per omicidio volontario. Il pubblico ministero incaricato di vagliare la richiesta dovrà decidere, sulla base degli elementi posseduti, se rinviare a giudizio l’antiquario oppure procedere con l’archiviazione.

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