La dichiarano dopo 4 anni, genitori denunciati

I due amanti non volevano rovinare le rispettive famiglie: si sono presentati all'anagrafe per denunciare la nascita della figlia con un ritardo di 4 anni e mezzo.

(red.) Era nata in clandestinità e da clandestina ha vissuto per i primi 4 anni.
Così avevano deciso i suoi genitori, residenti in provincia di Brescia, che avevano coltivato il loro rapporto in clandestinità, visto che entrambi avevano una famiglia alle spalle. Quando è nata la loro bambina, dopo un parto in casa, hanno deciso di non iscriverla all’anagrafe. Naturalmente, per la piccola, niente pediatra, niente nido nè scuole materne, perfino niente vaccinazioni.
La seguivano a turni, tenendola nascosta in casa, affinché le rispettive famiglie non venissero a sapere nulla. Otto anni fa, finalmente, la scelta di dichiarare la loro storia e la loro bambina. Ma, l’ufficiale dell’anagrafe che ha ricevuto la strana richiesta, ovvero iscrivere agli atti una bambina di quattro anni, ha pensato fosse giusto comunicare la cosa all’autorità giudiziaria.
I due genitori sono stati così denunciati per soppressione di stato civile. Sono stati condannati in primo grado ad un anno e quattro mesi di carcere, condanna confermata in appello. La Corta di Cassazione ha rimandato la questione alla Corte Costituzionale. La difesa, infatti, aveva contestato la legittimità costituzionale della pena accessoria prevista in caso di condanna per soppressione dello stato civile.
La Corte Costituzionale si è pronunciata nella giornata di mercoledì 23 gennaio, dichiarando l’illegittimità  dell’art. 569 cp, che prevede, appunto, la perdita della potestà genitoriale in caso di condanna per soppressione di stato civile.  L’ultima parola spetta ora alla Cassazione, che dovrà decidere sul ricorso impugnato dalla difesa contro le sentenze di primo grado e di appello.

 

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