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Non è usura, tornano in libertà

Revocati dal Gip gli arresti domiciliari a carico di tre indagati in una vicenda di tentata estorsione e strozzinaggio ai danni del titolare di una ditta di videosorveglianza.

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(red.) Nessuna tentata estorsione, né usura, ma, “solamente”, esercizio arbitrario delle proprie ragioni, con l’uso di minacce.
Revocati quindi gli ordini di custodia cautelare
agli arresti domiciliari nei confronti degli indagati per una presunta vicenda di strozzinaggio denunciata dal titolare di un’azienda di installazione di sistemi di videosorveglianza. Il provvedimento riguarda L. B., 45 anni, di Gussago, titolare di un’azienda nel settore dell’arredamento, che, secondo l’accusa, avrebbe prestato 50mila euro con tassi di interesse da usura, e un suo conoscente il 60enne R. R., calabrese residente nel Milanese.
“Versione verosimile” quella accertata dal Gip che ha disposto l’annullamento del provvedimento cautelare e riformulato l’accusa. Il 45enne avrebbe “investito” la cifra in un’attività di vendita di acciai, dietro la prospettazione di un guadagno pari al 38% del denaro versato.
Stessa posizione accertata per l’amico 60enne anche lui creditore dell’autore della denuncia, nonché degli zii che abitano in Toscana.
Il 45enne indagato, “agiva”, secondo il Gip, “nella convinzione della bontà della sua pretesa” senza per altro che lo stesso debitore (che lo ha poi denunciato) mettesse “in discussione la legittimità della stessa”.
Il mobiliere quindi avrebbe versato più volte il denaro al titolare della ditta di videosorveglianza senza nessun riscontro contabile. Per questo, credendo di non poter rivolgersi alla giustizia per riottenere il credito, avrebbe tentato di fare da sé, ricorrendo anche alle minacce.
Una terza persona, coinvolta nell’indagine, un dipendente 42enne del gussaghese, indagato per detenzione illegale d´armi, ha respinto gli addebiti e lo stesso giudice ha convenuto sul fatto che l’arma potrebbe essere stata posta sull´auto proprio da chi lo aveva denunciato.

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