Cottarelli, Grusovin interrogato

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Al processo dei Marino udienza dedicata al riconoscimento del faccendiere.


(red.) Ieri c'è stata una nuova udienza sulla strage della famiglia Cottarelli, avvenuta il 28 agosto del 2006 nella loro villetta di via Zuaboni a Brescia, nel quartiere di Urago Mella. Gli indiziati della carneficina, costata la vita ad Aldo Cottarelli, suo figlio Luca e alla compagna Mazer Topar, sono i due cugini siciliani Vito e Salvatore Marino.
Nel corso del dibattimento, svoltosi davanti al presidente della Corte d'Assise di Brescia Anna Di Martino, è stato il riconoscimento di Dino Grusovin a tenere banco. Da un lato il faccendiere, grande accusatore dei cugini siciliani e ora collaboratore di giustizia, dall'altra quattro testimoni, impegnati a identificare il volto dell'imputato come uno di quelli visti a Urago Mella il giorno della tragedia nei pressi della villetta.
I testi, sentiti separatamente, hanno guardato a lungo Grusovin. In tre, non hanno riconosciuto il suo viso. Solo uno ha notato una "certa somiglianza".
L'interrogatorio di Grusovin è durato a lungo. Nel corso del processo l'indiziato a ribadito la propria tesi. Si recò in via Zuaboni con i cugini Marino più un quarto uomo. Entrò nella casa e venne legato al tavolo della cucina mentre i Cottarelli venivano uccisi nella taverna.
Per gli avvocati difensori Renato Bianchi, Giovanni Palermo e Giuseppe Pesce, il racconto non regge. "Non c’è nulla che lega gli imputati al luogo del delitto", hanno spiegato i legali, "non ci sono riconoscimenti chiari e nella villetta non è stata trovata traccia. Ma Grusovin ha ribadito: "Io ero alla villa dei Cottarelli".

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