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Le società tra alti e bassi in Borsa

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S&P negativa, Citigroup positiva. Sinergie per 90 milioni. Aggregazioni federali.

(red.) Il calo generalizzato della Borsa italiana (-1,51), impostata al ribasso fin dalla mattina come tutte le altre piazze europee, colpite dal rincaro dei tassi d'interesse di 25 centesimi (al 4%) decisi oggi dalla Bce e dai timori di un aumento dell'inflazione, ha penalizzato anche i titoli Asm e Aem, ieri premiati dall'euforia post-fusione e oggi sofferenti per la volontà della speculazione di intascare qualche presa di beneficio.
Così le due società hanno chiuso perdendo quasi tutto il guadagno precedente: Aem (-1,72% a 2,93 euro) e Asm (-2,82% a 4,81 euro).
A dare man forte ai pessimisti sull'azienda bresciana è arrivata un'analisi dell'americana Standard & Poor’s  che ha assegnato un credit watch positivo per Milano, ma negativo per Brescia. L’agenzia di rating ritiene che l’aggregazione sarà "positiva per Aem, ma negativa per Asm dal punto di vista finanziario e del business". Ovviamente questo giudizio non ha avuto un buon effetto sul titolo di via Lamarmora, nonostante Citigroup, in un report, abbia alzato l'obiettivo di prezzo di Aem a 3 euro da 2,7 e quello Asm a 4,85 euro dai precedenti 4,7. Inoltre su entrambi i titoli la banca d'investimento ha mantenuto il giudizio di hold (tenere in portafoglio).

RISPARMI SICURI PER 90 MILIONI
Presentando la fusione agli analisti presso la Borsa Italiana
(leggi anche quest'altro articolo), il presidente di Aem, Giuliano Zuccoli, ha detto oggi a Milano che le sinergie tra le due società ammonteranno a 90 milioni di euro. "Sono sinergie", ha spiegato Zuccoli, "stimate solo ipotizzando un miglioramento dei margini derivanti da due soggetti che si mettono insieme". E' un numero importante, ma inferiore alle attese di alcuni analisti che prevedevano risparmi di costi intorno ai 150 milioni di euro dopo la fusione. In autunno, con la presentazione del piano quinquennale della nuova società, sarà possibile effettuare un calcolo più preciso.
Riferendosi alla trattativa della sua società con Endesa Italia, il cui controllo passerà alla tedesca E.On nell'ambito dell'operazione legata all'Opa di Enel-Acciona sulla casa madre spagnola Endesa, il presidente di Asm, Renzo Capra, ha assicurato che verrà conclusa "entro la fine di giugno con risultati molto buoni". Brescia ha attualmente il 20% di Endesa Italia e sta trattando il valore della differenza tra il suo 20% del capitale e il 25-26% degli asset della società, che dovrebbe rappresentare la compensazione per convincere Asm a uscire dall'azionariato di Endesa Italia.

AGGREGAZIONI SUL MODELLO FEDERALE
Intanto, sembra che dalle utility lombarde minori stiano arrivando i primi segnali di attenzione a un eventuale accordo con la nuova megasocietà, ma a patto di non perdere la propria identità locale.
Già si è mossa Linea Group, nata dall’aggregazione tra la Cogeme e le ex municipalizzate di Cremona, Pavia, Lodi, il cui numero uno, Fabrizio Scuri, non si è però sbilanciato e ha detto solo che "la Regione Lombardia è la prima area su cui lavorare". Pure il presidente di Acsm, Giorgio Pozzi, non si tira indietro, ma non vuole l’utility comasca in posizione subalterna.
Anche per questo Aem e Asm non stanno progettando nuove acquisizioni, ma cercano una nuova via per eventuali accordi lombardi: "Non stiamo pensando di acquistare Acsm Como o Agam Monza – ha detto oggi Zuccoli -. Stiamo pensando più a un modello federale".

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