A Palazzo Martinengo la fotografia bresciana tra analogico e contemporaneo

Dall’11 settembre due nuove mostre per il progetto «Qualcosa è cambiato». In esposizione i lavori di Renato Corsini e Giulia Martinelli, tra memoria e sperimentazione.

Brescia. La fotografia bresciana torna protagonista a Palazzo Martinengo, che dall’11 settembre ospita due nuove esposizioni inserite nel progetto «Qualcosa è cambiato: 10 fotografi bresciani dai primi ’900 a oggi».
La rassegna, curata da Roberto Mutti, propone un percorso diffuso in provincia per raccontare l’evoluzione del linguaggio fotografico, dalle tecniche analogiche alle forme della ricerca contemporanea.
Il primo appuntamento è fissato per venerdì 11 settembre alle 18, con l’inaugurazione di «Scattare, sviluppare, fissare e lavare» di Renato Corsini. La mostra è un omaggio alla fotografia analogica e al lavoro in camera oscura, con particolare attenzione alle diverse fasi che portano dallo scatto alla stampa su carta baritata ai sali d’argento.
Corsini affianca alla fotografia una lunga esperienza nel campo dell’architettura e dell’attività curatoriale. Ha iniziato a utilizzare il mezzo fotografico nel 1968, in una stagione nella quale l’immagine era anche strumento di analisi e denuncia sociale. Nella sua ricerca sperimenta inoltre il formato panoramico 24×65 millimetri, applicandolo non soltanto al paesaggio, ma anche al reportage, al ritratto e allo still life.

Dal 18 settembre, sempre a Palazzo Martinengo, sarà invece protagonista Giulia Martinelli, artista visiva nata a Desenzano del Garda nel 1995, con la personale «Legami tradizionali» allestita nello spazio rAccordo.
La mostra, realizzata nell’ambito del progetto dedicato agli under 35 «E tu dove sei?», raccoglie circa quindici opere tra fotografie, un libro d’artista in cianotipia e videoproiezioni. Il lavoro dell’artista si concentra sul rapporto tra memoria, sacralità e radici familiari, trasformando fotografie e materiali dell’archivio domestico in una sorta di luogo della memoria.
Tra le opere presentate figura «Giacimenti famigliari», realizzata nel 2023, nella quale le immagini d’epoca vengono sottoposte a processi di dissoluzione e rimediazione attraverso la sperimentazione chimica. Un percorso che mette in relazione passato e presente e che riflette sul modo in cui le immagini possono conservare, modificare e restituire il ricordo.
Le due esposizioni resteranno aperte fino al 18 ottobre negli spazi di Palazzo Martinengo, in via Musei 30 a Brescia, con apertura dal giovedì alla domenica, dalle 15 alle 19.
Il progetto «Qualcosa è cambiato» è sostenuto e patrocinato dalla Provincia di Brescia e dalla Fondazione Provincia di Brescia Eventi, all’interno di HU-BS Martinengo, hub culturale dedicato a una nuova attività espositiva e alla valorizzazione degli autori del territorio.

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