Pressioni dagli Stati Uniti: niente medici cubani per aiutare l’Italia
Gli Usa vogliono la fine del programma di cooperazione. Circa 400 dottori cubani tengono in piedi il disastrato servizio sanitario calabrese: dovevano arrivarne altri 600, ma il presidente Occhiuto è stato costretto a fare marcia indietro.
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Roma. Gli Stati Uniti stanno aumentando le pressioni sul governo italiano perché rinunci al supporto di mediche e medici cubani. Diverse regioni ci fanno affidamento per far fronte alle croniche mancanze di personale, ma questa iniziativa non è mai piaciuta agli Usa, storici nemici di Cuba.
Negli ultimi mesi il presidente statunitense Donald Trump ha inasprito l’embargo che da più di sessant’anni soffoca l’isola. Tra le altre cose ha bloccato le importazioni di petrolio, provocando una gravissima crisi energetica e umanitaria.
Ora sta facendo pressione sui Paesi che hanno progetti condivisi con Cuba affinché interrompano ogni rapporto, ma per l’Italia questo potrebbe essere un grave problema.

Un dottore esausto in un ospedale italiano durante la pandemia. Foto di Alberto Giuliani del 9 marzo 2020.
Cuba ha un servizio sanitario di alta qualità e gratuito, nonostante le gravi difficoltà provocate dall’embargo e dalle sanzioni statunitensi. A partire dalla rivoluzione del 1959 ha investito molto nella salute e nell’istruzione, creando un vastissimo programma di solidarietà internazionale per fornire supporto ad altri Paesi.
Negli anni sono stati inviati più di 600mila professionisti sanitari in circa 160 Paesi, mentre a Cuba sono arrivati pazienti, orfani di guerra e studenti universitari da formare. Nel 2020 le brigate mediche all’estero erano alcune migliaia, distribuite in circa 60 Paesi.
In Italia i medici cubani sono arrivati durante la crisi del Covid-19, più di 50 si sono stabiliti in Lombardia. La Calabria, il cui sistema sanitario affronta da anni una situazione disastrosa, ha mantenuto attivo il progetto anche dopo la fine della pandemia. Al momento nella regione lavorano circa 400 mediche e medici cubani.
Il presidente della Calabria Roberto Occhiuto (Forza Italia) ha più volte ripetuto che il loro aiuto è fondamentale. Recentemente aveva chiesto e ottenuto da Cuba l’invio di altri 600 dottori, ma ora gli Stati Uniti sono intervenuti per impedirlo.
Gli Usa sostengono da tempo che le missioni cubane siano una forma di «tratta di esseri umani», una circostanza che è stata più volte smentita dai professionisti che lavorano in Calabria e dalle autorità regionali. La regione paga 4700 euro al mese per ogni dottore, cifra che include lo stipendio, un rimborso spese per la casa e un pagamento alla società statale Comercializadora de servicios médicos cubanos.
Questa settimana in Italia è arrivato Mike Hammer, incaricato d’affari statunitense a Cuba (un diplomatico di rango inferiore all’ambasciatore). Hammer ha voluto incontrare personalmente Occhiuto, che negli scorsi giorni era sembrato indispettito da queste ingerenze. Aveva lasciato capire che avrebbe volentieri fatto a meno dell’aiuto dei medici cubani, se gli Stati Uniti avessero inviato un numero simile di professionisti.
Dagli Usa non è arrivato nessun supporto, ma al termine dell’incontro Occhiuto ha detto che l’arrivo dei 600 medici verrà annullato. “Abbiamo deciso di verificare una strada alternativa”, ha dichiarato il presidente della Regione, “con la pubblicazione di una manifestazione di interesse che si rivolge a tutti i professionisti che vogliano venire a lavorare in Calabria, dall’Unione Europea o da fuori”.
E’ improbabile, per usare un eufemismo, che un simile bando possa attirare personale sufficiente, visti gli stipendi italiani sotto la media e le condizioni particolarmente difficili degli ambulatori calabresi. Già in passato siano stati indetti bandi simili, a cui però non si è presentato nessun medico.
Nelle scorse settimane anche il Guatemala, su pressione degli Stati Uniti, ha annunciato che da quest’anno annullerà l’accordo che ha portato centinaia di medici cubani nel Paese.




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