Perché una sentenza potrebbe annullare i dazi di Trump, in tutto il mondo

Le imposte che hanno sconvolto l'economia globale potrebbero essere cancellate con un colpo di penna. Ci sono forti dubbi sul fatto che siano legittime, una sentenza del tribunale federale ha già dato torto al presidente.

Washington D.C. C’è grandissima attesa per una sentenza che potrebbe arrivare nei prossimi giorni dalla Corte Suprema degli Stati Uniti.
Un singolo verdetto potrebbe cancellare quasi tutti i dazi imposti da Trump nel 2025, che hanno avuto enormi effetti sull’economia di tutto il mondo.

Donald Trump, dazi, 2025

I dazi sono un’imposta sulle merci provenienti da un altro Paese, che fa alzare il prezzo dei prodotti importati e dunque può renderli sconvenienti rispetto ai prodotti locali. Il problema è che molti prodotti non possono essere realizzati localmente, per cui i consumatori sono costretti semplicemente a pagare prezzi più alti.
La strategia di Trump prevedeva l’imposizione di dazi non per ragioni economiche, ma per minacciare o punire gli altri Paesi, sia nemici che alleati. Alcuni stati, come l’Unione Europea, hanno fatto moltissime concessioni agli Usa pur di farsi abbassare (ma non annullare) i dazi. Altri, come la Cina, hanno imposto contro-dazi sulle merci provenienti dagli Stati Uniti, alzando il livello dello scontro e portando Trump a rivedere le sue posizioni. Per quasi tutti i Paesi comunque la minaccia di essere tagliati fuori da un mercato importante come quello degli Stati Uniti (che è enorme e da sempre importa moltissimo) era un rischio notevole.
I dazi hanno avuto conseguenze gigantesche già sul breve termine, sia per gli effetti diretti che per l’incertezza che hanno provocato. Per un anno Trump ha continuato ad annunciare nuovi dazi, fare marcia indietro, fissarli e poi ridurli: questa situazione ha reso difficilissimo per le aziende pianificare la produzione. I danni non sono ancora quantificabili con esattezza, per avere un’idea più precisa bisognerà attendere i dati economici dei prossimi mesi.
Ora però è attesa la storica sentenza della Corte Suprema, che potrebbe dichiarare illegittimi quasi tutti i dazi imposti da Trump dall’inizio del suo secondo mandato.

Export container

Bisogna partire da un presupposto: negli Stati Untiti imporre i dazi non è un potere che spetta al presidente, per questo motivo la Corte sta verificando se quello di Trump sia stato un abuso di potere.
Per imporre i dazi ha utilizzato l’International Emergency Economic Powers Act, anche nota con l’acronimo Ieepa. Questa legge del 1977 fornisce al governo poteri straordinari durante situazioni di particolare emergenza, ma non menziona neanche una volta la parola «dazi».
In passato è stata utilizzata per imporre sanzioni, blocchi commerciali o embarghi che avevano l’obbiettivo di danneggiare Paesi nemici. Non è mai stata usata per applicare nuove tasse, per cui ci sono già i canali ordinari; tantomeno per punire o spaventare Paesi alleati.
L’altra grande questione riguarda cosa si intende per «emergenza nazionale»: secondo Trump il deficit commerciale degli Usa (cioè la differenza negativa tra merci importate e merci esportate) costituisce un’emergenza.
In economia una situazione di deficit non è di per se negativa né positiva: l’economia statunitense è storicamente basata sulle importazioni, così come quella italiana si fonda sulle esportazioni. Questo di certo non significa che l’economia italiana sia migliore o più sana di quella statunitense.
In ogni caso, si può discutere sul fatto che il deficit commerciale sia o meno vantaggioso per gli Stati Uniti, ma sicuramente non è un’«emergenza», visto che è una situazione che va avanti da decenni.

Corte suprema USA, SCOTUS,

I nove giudici della Corte Suprema. Seduti (da sinistra): Sonia Sotomayor, Clarence Thomas, John Roberts, Samuel Alito, Elena Kagan.
In piedi (da sinistra) Amy Coney Barrett, Neil Gorsuch, Brett Kavanaugh, Ketanji Brown Jackson. Foto di Fred Schilling.

La causa contro i dazi è partita dopo che alcuni degli imprenditori statunitensi danneggiati hanno fatto ricorso. La causa è sostenuta anche da 12 stati Usa: il tribunale federale si è espresso contro Trump, che però ha fatto ricorso alla Corte Suprema.
La Corte è composta da nove giudici, che vengono nominati dal presidente in carica. Sei di questi giudici sono stati nominati durante il mandato di un presidente Repubblicano, dunque sono di orientamento fortemente conservatore: tre di loro sono stati scelti personalmente dallo stesso Trump.
In passato però alcune sentenze della Corte Suprema hanno dato torto a Trump, ad esempio sull’invio dei soldati della Guardia Nazionale nella città di Chicago. La sentenza è attesa a giorni, anche se non è chiaro di preciso quando arriverà.
Qualora i dazi fossero giudicati illegali, il governo dovrebbe restituire alle imprese quanto prelevato: si stima che soltanto nei primi nove mesi del 2025 i dazi abbiano fruttato 599 miliardi di dollari al governo. E’ il doppio rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
L’abolizione avrebbe enormi effetti anche sul commercio globale, che dovrebbe riorganizzarsi da capo per l’ennesima volta, e sullo scenario geopolitico. I dazi sono stati la principale leva negoziale con cui Trump è riuscito a imporsi sugli altri Paesi, oltre alla minaccia delle armi. Se questo strumento gli venisse tolto, la situazione potrebbe mutare in maniera imprevedibile.

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