L’ex principe Andrea è stato rilasciato. Ecco come è coinvolto nei nuovi “Epstein files”
Il fratello del re è stato arrestato nel giorno del suo compleanno: avrebbe sfruttato la sua posizione per passare informazioni al potentissimo finanziere pedofilo. Lo scandalo sta avendo ripercussioni in molti Paesi europei, compresa l'Italia.
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Londra. L’ex principe Andrea del Regno Unito è stato rilasciato dopo essere stato arrestato nella mattinata di giovedì, il giorno del suo 66esimo compleanno. La polizia lo ha tenuto in custodia per circa 10 ore, resta indagato per «comportamenti illeciti in pubblico ufficio».
Andrea è il fratello del re Carlo III e l’arresto di un membro così importante della famiglia reale non ha precedenti negli ultimi secoli. Le accuse riguardano i suoi rapporti con il potentissimo finanziere e sfruttatore sessuale Jeffrey Epstein.

Jeffrey Epstein e il principe Andrea passeggiano insieme nel Central Park di New York, nel 2010. Foto scattata da Jae Donnelly.
Andrea Mountbatten-Windsor era già stato privato dei suoi titoli a causa dei numerosi scandali che lo hanno investito, troppi persino per gli standard della famiglia reale inglese. Il re ha rilasciato una dichiarazione ufficiale, nella quale afferma che sosterrà pienamente il lavoro della magistratura.
Già nel 2021 il principe era stato accusato di abusi sessuali da Virginia Giuffre, suicidatasi nel 2025 all’età di 41 anni. Nella sua autobiografia postuma la donna racconta come fu adescata da Epstein e costretta a fare sesso con Andrea in varie occasioni, quando ancora era minorenne. Nel 2022 i due avevano raggiunto un accordo per evitare un processo al principe, in cambio del pagamento di una somma a lei e alla sua associazione contro lo sfruttamento sessuale. Recentemente Andrea è stato accusato di sfruttamento anche da una seconda donna, di cui però non è stata resa nota l’identità.
L’arresto avvenuto questa settimana però non riguarda questi due casi. Il principe è accusato di aver consegnato a Epstein una serie di documenti del governo, contenenti informazioni riservate che il finanziere avrebbe poi utilizzato per i suoi affari.

Il principe Andrea insieme a Virginia Giuffre e Ghislaine Maxwell. Foto pubblicata da Virginia Giuffre.
Tra il 2001 e il 2011 Andrea ricopriva il ruolo di inviato commerciale del Regno Unito: in una email avvisava Epstein di una serie di opportunità economiche in Afghanistan durante l’invasione della Nato. In un’altra forniva informazioni segrete sulla crisi finanziaria dell’Islanda, in un’altra ancora inviava una copia dei rapporti ufficiali delle sue visite in Asia.
I due si frequentavano almeno dalla fine degli anni Novanta, a presentarli fu l’ex compagna e complice di Epstein, Ghislaine Maxwell (oggi in carcere con una condanna a vent’anni). Suo padre, Robert Maxwell, era un milionario britannico proprietario di giornali, radio e televisioni, ritenuto uno dei più importanti agenti dei servizi segreti israeliani.
I documenti su Epstein che Donald Trump è stato costretto a pubblicare, i cosiddetti “Epstein files”, contengono ancora moltissime censure.
Le identità di diverse persone implicate nei fatti sono ancora oscurate, mentre al contrario i nomi di alcune vittime (che dovrebbero essere tutelate) sono stati resi noti. Si tratta di almeno 3 milioni di pagine e ci vorrà molto tempo per analizzarli.
Per il momento i nuovi documenti pubblicati sembrano aver provocato più effetti in Europa che negli Stati Uniti.

Il principe Andrea e il re Carlo III insieme durante il funerale della regina Elisabetta. Foto di Peter Trimming, Geograph Britain and Ireland.
Nel Regno Unito l’ex ambasciatore britannico negli Usa, Peter Mandelson, si è dimesso dal Partito Laburista e dalla Camera dei Lord.
In Slovacchia si è dimesso il consigliere per la sicurezza nazionale, Miroslav Lajcák, ex presidente dell’assemblea generale dell’Onu.
In Norvegia è accusato di corruzione aggravata l’ex premier Thorbjørn Jagland, ex segretario generale del Consiglio d’Europa. Sono indagati per corruzione anche l’ex diplomatico Terje Rød-Larsen e sua moglie, l’ambasciatrice per l’Iraq e la Giordania Mona Juulsi, che si è dimessa.
In Italia il ministro dei Trasporti Matteo Salvini è finito al centro di una polemica perché il suo nome compare un’ottantina di volte negli Epstein files. Il finanziere pedofilo chiedeva aggiornamenti sulla sua ascesa politica nel 2018/2019 e si informava anche su aspetti molto specifici, per esempio su quello che Salvini avrebbe potuto fare per sbloccare il contestato progetto della Tav (treno ad alta velocità) Torino-Lione.
I documenti mostrano come Epstein fosse un grande sostenitore dell’estrema destra europea: la Lega in Italia, il Rassemblement National in Francia, l’Ukip nel Regno Unito (i promotori della Brexit) e l’Afd in Germania.
Ne discuteva in lunghe conversazioni per email con Steve Bannon, uno dei principali strateghi di Donald Trump, che diceva di essere «Concentrato a raccogliere fondi per Le Pen [leader del Rassemblement National] e per Salvini».

Un selfie allo specchio di Jeffrey Epstein e Steve Bannon, contenuto nei documenti pubblicati dal Congresso degli Stati Uniti.
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Epstein…potentissimo finanziere pedofilo? Pedofilo?
Non c’è uno straccio di prova nei documenti finora pubblicati.
Conoscete la definizione di “pedofilo”? Temo di no.
A mio avviso dovreste limitarvi a pubblicare articoli di cronaca bresciana.