Nuova escalation nel Golfo: missili iraniani contro basi Usa in Kuwait e Bahrein

Teheran rivendica gli attacchi come risposta ai raid americani sull'isola di Qeshm. Colpito un ospedale nel sud del Libano, almeno quattro morti e oltre cento feriti.

Iran. La tregua tra Stati Uniti e Iran appare sempre più fragile dopo la nuova escalation militare registrata nella notte tra martedì 2 e mercoledì 3 giugno. Missili e droni lanciati dall’Iran hanno preso di mira installazioni militari statunitensi in Kuwait e Bahrein, mentre Washington conferma di aver condotto operazioni militari sull’isola iraniana di Qeshm e nel Golfo Persico.
Il Corpo delle guardie rivoluzionarie islamiche ha rivendicato gli attacchi contro le basi americane, definendoli una risposta diretta ai raid statunitensi che avrebbero colpito infrastrutture di comunicazione e una petroliera iraniana. Secondo Teheran, tra gli obiettivi figuravano una base aerea americana e il quartier generale della quinta flotta degli Stati Uniti nel Golfo.
Dal canto loro, le autorità militari statunitensi hanno riferito di aver intercettato e neutralizzato diversi missili balistici e droni lanciati dall’Iran. In particolare, secondo il Comando Centrale americano, i missili diretti verso Kuwait e Bahrein sarebbero stati abbattuti o non avrebbero raggiunto i bersagli prefissati.
Nel corso della notte le sirene di allarme hanno risuonato più volte in Kuwait, dove le difese aeree sono entrate in azione per contrastare nuovi attacchi. Segnalazioni di allerta sono arrivate anche dal Bahrein e da altri Paesi della regione.
La tensione è aumentata ulteriormente dopo che i Pasdaran hanno annunciato di aver preso di mira anche una nave definita «statunitense-israeliana» nello stretto di Hormuz, uno dei passaggi marittimi più strategici al mondo per il commercio energetico.
Parallelamente prosegue il conflitto in Libano, dove Israele ha intensificato le operazioni contro Hezbollah nonostante il cessate il fuoco concordato nei mesi scorsi. Nelle ultime ore l’artiglieria israeliana ha colpito diverse località del Libano meridionale, mentre Hezbollah ha rivendicato numerosi attacchi contro postazioni e mezzi militari israeliani.
Particolarmente grave il bilancio dell’attacco che ha interessato l’ospedale Jabal Amel di Tiro, nel sud del Libano. Secondo Medici Senza Frontiere, il raid ha provocato almeno quattro vittime e 127 feriti, tra cui numerosi operatori sanitari. La struttura ha riportato danni significativi a reparti essenziali, compresa la terapia intensiva, e il numero delle vittime potrebbe aumentare poiché proseguono le operazioni di ricerca tra le macerie.
Sul fronte diplomatico, nonostante le crescenti tensioni, Washington continua a sostenere che i negoziati con Teheran non siano interrotti. L’Iran, invece, ha annunciato la sospensione delle trattative sull’estensione del cessate il fuoco, collegando la propria posizione all’intensificarsi delle operazioni israeliane in Libano.
Intanto emergono indiscrezioni sui rapporti sempre più tesi tra il presidente statunitense Donald Trump e il premier israeliano Benjamin Netanyahu. Secondo fonti americane e israeliane, il leader della Casa Bianca avrebbe espresso forte irritazione per la prosecuzione delle operazioni militari israeliane, ritenendo che possano compromettere gli sforzi diplomatici in corso nella regione.
La situazione resta estremamente fluida e il rischio di un ulteriore allargamento del conflitto continua a preoccupare la comunità internazionale, mentre i principali attori regionali e globali tentano di evitare una nuova escalation su larga scala.

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