Cosa c’è dietro alla messa al bando totale del gas russo
Già questa estate l'Unione Europea si era impegnata a comprare 750 miliardi di dollari di combustibili fossili e nucleare dagli Usa. Le forniture dalla Russia saranno rimpiazzate da quelle via nave, ma questo non ci renderà più autonomi.
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Un carro allegorico del Carnevale di Magonza, in Germania, che mostra Vladimir Putin chiudere i rubinetti del gas. Foto di Kandschwar via Wikimedia Commons, 2015.
Bruxelles. Mercoledì è stato annunciato un piano europeo per interrompere le importazioni di gas russo nei Paesi dell’Unione.
Nei prossimi mesi ci sarà una riduzione progressiva, per poi arrivare a uno stop definitivo entro il 2027.
E’ una notizia molto importante, dato che la Russia è stata per anni il primo esportatore di gas verso l’Europa. Dopo l’inizio dell’invasione su larga scala dell’Ucraina l’esportazione è stata molto ridotta, passando da oltre il 40% del totale consumato al 12%: un volume ancora considerevole, che soltanto nel 2025 ha fatto guadagnare alla Russia 10 miliardi di euro.
L’interruzione completa era stata ipotizzata varie volte in passato, ma come molte misure dell’Unione Europea era stata bloccata dai litigi tra i 27 governi nazionali. Ora è stato trovato un accordo tra il parlamento europeo (l’organo eletto dal popolo) e il Consiglio dell’Ue (che invece riunisce i ministri dei Paesi membri). L’accordo ora dovrà essere ratificato dal parlamento.
Dal 1° gennaio 2027 sarà vietato ogni contratto a lungo termine per il gas naturale liquefatto (Gnl). Le forniture tramite gasdotti, dunque non in forma liquida, andranno avanti qualche mese in più: saranno vietate a partire dal 30 settembre 2027, salvo ripensamenti in corso d’opera.
Il discorso è diverso per i contratti a breve termine, che verranno interrotti prima. Questo tipo di fornitura sarà vietata già dal 2026, da aprile per il Gnl e da giugno per i gasdotti.

Un gasdotto russo nella regione della Carelia, al confine con la Finlandia. Foto di Gesellschaftlichnützlichearbeit via Wikimedia Commons.
Si tratta ovviamente di una strategia per colpire l’economia russa, ma è anche un modo per assecondare le richieste degli Stati Uniti. L’Unione Europea sarà costretta a importare il gas liquefatto via nave da altri Paesi, e tra questi spiccano proprio gli Usa: già oggi sono il primo produttore di gas e petrolio al mondo, dopo l’invasione dell’Ucraina sono diventati il primo fornitore di gas in Italia (circa il 45% del totale) e in diversi altri Paesi.
Nella stessa giornata è stata annunciata un’altra misura dalla Commissione europea (il terzo grande organo dell’Ue, quello di governo): a inizio anno verrà proposta una norma per interrompere anche le importazioni di petrolio dalla Russia, che comunque sono già calate considerevolmente: dal 25% del totale nel 2021 al 3% di oggi, in gran parte destinato a Slovacchia e Ungheria (i cui governi sono molto legati a Putin).

Ursula Von der Leyen e Donald Trump durante l’incontro in Scozia di questa estate, nel quale sono stati annunciati gli investimenti energetici dei prossimi anni.
L’Europa si era già impegnata ad aumentare gli acquisti di combustibili fossili dagli Usa. Questa estate l’Ue ha accettato di comprare 250 miliardi di dollari all’anno di gas, petrolio, carbone e materiali nucleari dagli Stati Uniti. Un aumento considerevole, se si pensa che nel 2024 avevamo speso 65 miliardi.
Dopo la notizia sull’interruzione delle forniture dalla Russia, la Commissione ha rassicurato che non ci saranno aumenti del prezzo dell’energia.
«Molti pensavano che non sarebbe stato possibile, invece è successo. Ho sempre saputo che eravamo in grado di farlo», ha dichiarato la presidente della Commissione Von der Leyen. «E’ una giornata storica (…) l’alba di una nuova era, l’era della piena indipendenza energetica dell’Europa dalla Russia».
L’obiettivo di colpire l’economia russa è stato sicuramente raggiunto, ma è difficile pensare che questa misura aumenti complessivamente l’indipendenza energetica dell’Unione Europea.
La strada migliore per l’autonomia sarebbe quella delle energie sostenibili, che oltre ad essere rinnovabili hanno il vantaggio di poter essere prodotte sul posto. Ma questa strada Von der Leyen sembra averla abbandonata all’inizio del suo secondo mandato, anche per non indispettire gli Stati Uniti.

Una nave che trasporta gas liquefatto nel Baltico, fotografata durante una protesta nel 2023.




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