Trump spaventa l’Islanda, che potrebbe unirsi all’Unione Europea

Il processo per l'adesione era stato fermato nel 2015 da un governo euroscettico. Ora verrà annunciato un referendum: la popolazione sembra essere favorevole, complici le minacce degli Stati Uniti.

Islanda, la premier Kristrun Frostadóttir nel 2026

La prima ministra Kristrun Frostadottir, eletta con il partito Socialdemocratico alla fine del 2024. 

Reykjavík. Nei prossimi mesi in Islanda verrà indetto un referendum per decidere se entrare nell’Unione Europea, diventandone così il 28esimo Stato membro.
L’Islanda aveva avviato le procedure per entrare nell’Ue nel 2009; la domanda però fu ritirata nel 2015 da un nuovo governo, nazionalista ed euroscettico, così il Paese perse il suo status di candidato.
Secondo i sondaggi oggi il 44% degli abitanti è favorevole, il 36% è contrario e gli altri sono indecisi o neutrali. A pesare c’entra anche la minaccia degli Stati Uniti di Donald Trump, che stanno espandendo la loro influenza nelle Americhe e sull’Artico.

Billy Long, ambasciatore Usa in Islanda 2026

Billy Long, l’ambasciatore degli Stati Uniti in Islanda finito al centro della polemica.

“Potrei essere il governatore del 52esimo Stato degli Usa”, ha detto a febbraio l’ambasciatore statunitense in Islanda, Billy Long. Gli Usa sono composti da 50 Stati, ma Trump ha più volte dichiarato di voler annettere il Canada e renderlo il 51esimo. Inoltre ha minacciato di attaccare la Danimarca (che fa parte dell’Unione Europea) per conquistare la Groenlandia.
La battuta di Long, pronunciata in pubblico e resa nota dal giornale Politico, ha provocato un’ondata di indignazione in Islanda, dove la cittadinanza ha lanciato una petizione per chiedere che fosse rimosso dall’incarico.
L’annuncio del referendum è arrivato in anticipo sui tempi, probabilmente anche a causa delle recenti tensioni geopolitiche. La prima ministra Kristrun Frostadottir, che fa parte del Partito socialdemocratico, lo aveva promesso durante la campagna elettorale. Frostadottir è fortemente europeista, ha vinto le elezioni nel dicembre del 2024 e oggi governa insieme a due partiti centristi.
L’Islanda ha poco più di 400mila abitanti e fa già parte del trattato di Shengen e dell’Associazione europea di libero scambio, che stabiliscono la libera circolazione delle persone e delle merci tra l’Ue e quattro stati: Svizzera, Norvegia, Liechtenstein e Islanda.

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L’isola è indipendente dal Regno di Danimarca dal 1944 e fa parte della Nato dalla sua fondazione, nel 1949. Eppure è uno dei pochissimi Stati al mondo a non avere un esercito. L’Islanda era neutrale durante la Seconda guerra mondiale, ma fu rapidamente occupata dal Regno Unito; la posizione dell’isola infatti è cruciale per il controllo dell’Oceano Atlantico settentrionale e per il passaggio di truppe dal Nord America alla Scandinavia.
Ai britannici subentrarono gli statunitensi, ma quando la guerra finì gli Usa non si ritirarono. L’esercito statunitense rimase fino al 2006; ora l’isola ospita solo un aeroporto della Nato, però mantiene un accordo bilaterale sulla sicurezza con gli Stati Uniti (firmato nel 1951 e aggiornato nel 2016).
L’Islanda ha una guardia costiera composta da circa 250 persone, un aereo, alcune navi e qualche elicottero, oltre a un sistema radar che si trova nell’aeroporto della Nato. Spende circa lo 0,23% del Pil (Prodotto interno lordo) per la difesa, meno di qualunque Paese europeo.

Islanda, guardia costiera esercitazione congiunta Usa

Un guastatore della guardia costiera islandese durante un’esercitazione Nato. 

Alcune associazioni di cittadini hanno proposto di creare un piccolo esercito di 2mila soldati, sul modello di Malta e del Liechtenstein, ma il suo ruolo sarebbe più che altro simbolico. Altri propongono di introdurre alcune unità specializzate, ad esempio per proteggere i cavi sottomarini o le infrastrutture informatiche, mentre altri ancora si spingono a evocare una leva di massa. In ogni caso difficilmente all’Unione Europea potrebbe essere utile il 28esimo piccolo esercito, visto che l’idea di una forza armata comune è ancora lontana.
La popolazione islandese comunque rimane tendenzialmente pacifista: secondo un sondaggio della scorsa estate l’81% degli islandesi teme un aumento dei conflitti mondiali nei prossimi anni, ma il 72% è contrario alla creazione di un esercito nazionale (solo il 14% è favorevole, gli altri sono indecisi o neutrali).
Tra le preoccupazioni principali degli abitanti c’è invece il cambiamento climatico, che è stato definito una minaccia esistenziale dal Consiglio di sicurezza del Paese. Se le emissioni di gas serra continueranno a questo ritmo, la vita in Islanda (come nella maggior parte dell’Europa) potrebbe essere stravolta nei prossimi decenni. Innalzamento dei mari, estinzione di specie animali e vegetali, lunghi periodi di siccità alternati a precipitazioni sempre più violente. Inoltre le correnti nell’Oceano Atlantico potrebbero modificarsi, portando inverni ancora più freddi, nonostante l’aumento delle temperature su scala globale.

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Un elicottero della guardia costiera islandese sorvola l’aeroporto di Keflavik.

 

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