Chi sono gli Houthi, i guerrieri di Allah che dallo Yemen sfidano le grandi potenze

Come funziona la complessa macchina militare e fiscale di Ansar Allah. Chi fornisce l'arsenale missilistico che dal Sud della penisola arabica tiene sotto scacco le rotte commerciali mondiali.

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Medio Oriente. Il movimento degli Houthi (noto ufficialmente come Ansar Allah, “I Partigiani di Dio”) è al centro della cronaca internazionale e sta consolidando una posizione di forza che minaccia la stabilità globale. Ma chi sono questi guerrieri che dall’estremità Sud della penisola arabica sfidano apertamente le più grandi potenze militari del mondo occidentale?
La nascita come movimento religioso sciita zaydita
Originari delle montagne del governatorato di Sa’da, nel nord dello Yemen, gli Houthi sono nati negli anni ’90 come movimento di rinascita religiosa e culturale della confessione sciita zaydita (una branca dello sciismo), guidato inizialmente da Hussein Badreddin al-Houthi per contrastare la crescente influenza del sunnismo wahhabita finanziato dall’Arabia Saudita.
Trasformatosi in un gruppo armato dopo le tensioni con il governo centrale e una serie di guerre civili tra il 2004 e il 2010, il movimento ha sfruttato il caos delle Primavere Arabe del 2011. Nel 2014-2015 ha preso il controllo della capitale Sana’a, costringendo il governo riconosciuto all’esilio e resistendo per anni ai bombardamenti di una coalizione a guida saudita. Oggi gli Houthi controllano circa un terzo del territorio nazionale, ma in quell’area — che comprende quasi tutti i principali centri urbani e la costa occidentale — risiede oltre il 70-80% della popolazione yemenita.
La loro espansione sul terreno — culminata con la recente conquista della città portuale di Mokha, delle isole di Piccola Hanish e di Grande Hanish e della strategica isola di Perim nel mezzo dello stretto di Bab al-Mandeb — ha imposto il gruppo come un attore statale de facto. Controllando questo collo di bottiglia marittimo, gli Houthi hanno in mano il traffico navale del Mar Rosso (e del canale di Suez) e hanno istituito un blocco selettivo contro i mercantili associati all’Arabia Saudita e ad altri attori internazionali, replicando le dinamiche che l’Iran esercita sullo Stretto di Hormuz.

Houthi Yemen

L’organizzazione statale: fisco, scuole e amministrazione
Gli Houthi non sono una semplice milizia disorganizzata: nelle aree sotto il loro controllo hanno edificato un vero e proprio “Stato nello Stato”, caratterizzato da un controllo pervasivo
Struttura politica e amministrazione. Al vertice siede il leader supremo Abdul-Malik al-Houthi, che esercita un’autorità religiosa e militare assoluta. A Sana’a, l’amministrazione formale è delegata al Consiglio Politico Supremo, ma il vero potere decisionale è nelle mani di “comitati rivoluzionari” e supervisori Houthi, paralleli alla burocrazia ufficiale.
Gestione fiscale e finanziaria. Il movimento ha sviluppato un sistema di esazione fiscale spietato. Finanziano le loro attività confiscando proprietà, tassando i commercianti locali, i carburanti, le telecomunicazioni e imponendo la Zakat (l’elemosina islamica obbligatoria) convertita in tassa di Stato. A questo si aggiunge l’istituzione del Khums, una tassa del 20% sulle risorse naturali e sui profitti destinata specificamente ai discendenti della famiglia del Profeta.
Indottrinamento e sistema educativo. Gli Houthi hanno radicalmente ristrutturato il sistema scolastico pubblico. I programmi di studio sono stati riscritti per inserire l’ideologia del gruppo e il culto del martirio. Nei mesi estivi vengono organizzati enormi campi estivi obbligatori in cui centinaia di migliaia di bambini ricevono, oltre all’indottrinamento ideologico, un addestramento militare di base.
Le alleanze politiche e la macchina militare
Il grande alleato esterno del movimento è l’Iran, principale finanziatore e fornitore di know-how tecnologico. Gli Houthi operano come un membro fondamentale del cosiddetto “Asse della Resistenza” guidato da Teheran, mantenendo stretti legami operativi con milizie sciite in Iraq e con Hezbollah in Libano.
L’apparato militare conta su forze stimate in circa 350.000 effettivi. Nonostante l’assenza di una marina convenzionale, gli analisti internazionali li considerano una delle forze missilistiche non statali più avanzate al mondo. Il loro arsenale si basa su tre pilastri.
1. Droni e UAV (Unmanned Aerial Vehicle). Sistemi di attacco a lungo raggio assemblati localmente tramite componenti commerciali non soggetti a blocchi internazionali.
2. Missili. Vasta gamma di missili balistici e da crociera antinave forniti o ispirati dalla tecnologia iraniana.
3. Guerra asimmetrica. Mine marine, barchini esplosivi a guida remota (WBIED) e droni subacquei utilizzati per interdire le rotte civili e militari.
L’impatto economico e la risposta internazionale
Le azioni degli Houthi hanno stravolto la logistica mondiale. Storicamente, attraverso il corridoio del Mar Rosso transita circa il 12% del commercio globale e il 30% del traffico mondiale di container. A causa degli attacchi, invece del Canale di Suez moltissimi armatori scelgono la circumnavigazione dell’Africa attorno al Capo di Buona Speranza, una rotta che aggiunge dai 10 ai 14 giorni di navigazione. Questo allungamento comporta una spesa extra stimata tra gli 800 e i 1.500 dollari per container da 40 piedi, oltre all’esplosione dei premi assicurativi contro i rischi di guerra.
L’impatto più drammatico è stato avvertito dall’Egitto: il crollo dei transiti ha fatto sprofondare i ricavi del Canale di Suez a 4,1 miliardi di dollari nel 2025, a fronte del record di 10,2 miliardi registrato nel 2023. Solo una parziale riapertura delle rotte marittime sta permettendo una timida ripresa delle entrate egiziane verso i 6 miliardi di dollari.
Per arginare questa minaccia economica e difendere la libertà di navigazione, la comunità occidentale si è mobilitata con due principali dispositivi navali.
➤ Operation Prosperity Guardian. Missione multinazionale a guida statunitense lanciata a fine 2023 che, insieme all’operazione offensiva alleata Poseidon Archer, conduce raid aerei diretti per degradare le capacità missilistiche e i radar terrestri degli Houthi nello Yemen.
➤ Eunavfor Aspides. Missione dell’Unione Europea con un ruolo guida italiano e il mandato recentemente esteso fino a febbraio 2027 (nella foto in alto la scorta a una portacontainer). A differenza dell’operazione americana, Aspides mantiene una connotazione puramente difensiva; le sue fregate agiscono come veri e propri “scudi” per scortare e proteggere fisicamente i mercantili in transito dal fuoco nemico, senza effettuare attacchi sul suolo yemenita.

Houthi Yemen

I tre possibili scenari per il futuro della regione
Gli analisti geopolitici delineano tre possibili evoluzioni per questo fronte caldo.
1. Escalation militare e stallo globale. Se gli Houthi manterranno il blocco selettivo e i raid occidentali non neutralizzeranno le loro rampe di lancio mobili, la crisi diventerà una guerra d’attrito a tempo indeterminato. Per l’economia mondiale, questo significa il definitivo consolidamento dei costi di trasporto più alti e dell’inflazione in Europa e Asia. Geopoliticamente, lo stallo rafforzerebbe l’influenza di Teheran, formalizzando il Mar Rosso come un fronte fisso della “guerra fredda” mediorientale.
2. Stabilizzazione diplomatica e accordo pragmatico. Una soluzione negoziata, mediata da paesi neutrali come l’Oman. L’Arabia Saudita e le potenze occidentali potrebbero accettare un compromesso: il riconoscimento internazionale del governo Houthi a Sana’a e la rimozione di parte delle sanzioni, in cambio della fine degli attacchi alle navi. Se da un lato questo riaprirebbe stabilmente il Canale di Suez, dall’altro sancirebbe la vittoria politica del gruppo, legittimando un attore fortemente anti-occidentale alle porte del corridoio marittimo più importante del mondo.
3. Frammentazione e collasso umanitario. L’ultimo scenario guarda all’interno dello Yemen. L’inasprimento dei blocchi economici e la riduzione degli aiuti internazionali potrebbero non scalzare il comando militare, ma logorerebbero il già fragile tessuto sociale del Paese. La carestia e il collasso economico potrebbero spingere il gruppo a una maggiore aggressività esterna per deviare il dissenso interno, trasformando lo Yemen in una fonte perenne di instabilità e innescando una nuova catastrofe migratoria.
Il futuro del Mar Rosso dipenderà dalla capacità della comunità internazionale di bilanciare la diplomazia con la deterrenza, sapendo che ogni mossa su questa scacchiera influenzerà direttamente i mercati globali e la sicurezza dei confini europei.

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