Accordo Usa-Iran, tregua immediata e 60 giorni per sciogliere i nodi
Firmato il memorandum che mette fine al conflitto tra Washington e Teheran. Al centro del negoziato restano nucleare, sanzioni, Stretto di Hormuz e beni congelati.
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Iran. La guerra tra Stati Uniti e Iran si ferma, almeno per ora. Washington e Teheran hanno raggiunto un’intesa preliminare, già ribattezzata «Memorandum di Islamabad», che sancisce la cessazione immediata delle ostilità e apre una finestra negoziale di 60 giorni per affrontare le questioni più controverse che restano sul tavolo.
Il documento, lungo circa due pagine e la cui firma ufficiale è prevista a Ginevra, rappresenta il primo passo verso un accordo più ampio.
Gli Stati Uniti hanno messo sul tavolo un fondo da 300 miliardi di dollari destinato all’Iran in caso di accordo definitivo e hanno garantito la possibilità per Teheran di tornare a esportare petrolio dopo la sottoscrizione dell’intesa.
Dal vertice del G7, il presidente americano Donald Trump ha definito possibile «un cambio di regime» con la nuova leadership iraniana, ribadendo però che in assenza di un’intesa definitiva gli Stati Uniti sono pronti a riprendere le operazioni militari.
L’accordo prevede l’interruzione immediata delle operazioni militari sui fronti coinvolti, compreso il Libano. Rimane tuttavia aperta la questione di Israele. Il governo israeliano ha infatti confermato l’intenzione di mantenere la propria presenza nelle aree di sicurezza in Libano, Siria e Gaza.
Tra i punti più delicati figura la riapertura dello Stretto di Hormuz, snodo fondamentale per il traffico energetico mondiale. Secondo quanto annunciato da Washington, il blocco navale è terminato e il passaggio delle navi tornerà regolare.
Teheran sostiene però che l’esenzione da eventuali pedaggi sarà limitata ai prossimi 60 giorni. Successivamente l’Iran punta a introdurre servizi di sicurezza, assicurazione e tutela ambientale in collaborazione con l’Oman. Gli Stati Uniti, invece, chiedono una riapertura stabile e senza costi aggiuntivi nel lungo periodo.
Uno degli elementi centrali dell’intesa riguarda i fondi iraniani congelati all’estero. Secondo fonti vicine a Teheran, il memorandum prevederebbe lo sblocco di circa 24 miliardi di dollari di asset immobilizzati.
La metà della somma potrebbe essere resa disponibile già nelle prossime settimane, prima dell’avvio della nuova fase negoziale, anche se questo punto non è stato ancora confermato ufficialmente dall’amministrazione americana.
Parallelamente allo sblocco dei fondi, Washington sarebbe pronta ad allentare temporaneamente le restrizioni sulle esportazioni petrolifere iraniane. La questione delle sanzioni rappresenterà uno dei temi principali dei colloqui previsti nei prossimi due mesi e sarà determinante per arrivare a un accordo duraturo.
Il dossier più complesso resta quello del programma nucleare iraniano. Le parti hanno posizioni ancora distanti sul destino delle scorte di uranio arricchito.
Secondo funzionari statunitensi, Teheran dovrebbe procedere alla distruzione delle proprie riserve. La versione iraniana, invece, parla della possibilità di diluire il materiale all’interno del Paese mantenendo una parte delle attività sotto controllo internazionale.
Sarà proprio il confronto sul nucleare a determinare il successo o il fallimento del percorso diplomatico avviato con il memorandum. I prossimi 60 giorni saranno quindi decisivi per trasformare la tregua in una pace stabile e scongiurare una nuova escalation nella regione.




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