Perché tra poco i cattolici statunitensi dovranno scegliere tra il Papa e il presidente
Il duro scontro tra il primo pontefice nordamericano e l'amministrazione Usa può influenzare il voto nelle elezioni di medio termine, condizionando pesantemente il futuro di Donald Trump.
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Roma. Perché Papa Leone non ha ignorato, come avrebbe potuto fare, gli insulti a lui rivolti sui social media da Donald Trump? E’ molto insolito che un pontefice commenti direttamente le parole di un capo di Stato estero, ma il primo Papa americano l’ha fatto rompendo la tradizione. Come mai ha apertamente criticato l’amministrazione Trump parlando con i giornalisti a bordo dell’aereo che lo stava portando in Algeria, innescando così uno scontro senza precedenti?
In gioco c’è il consenso della comunità cattolica nordamericana che ha votato in massa Trump, un presidente che si definisce cristiano e nella cui amministrazione figurano una mezza dozzina di cattolici, tra cui il vicepresidente J.D. Vance e il segretario di Stato Marco Rubio. Però Leone XIV, primo pontefice statunitense, ha conquistato gli americani e un recente sondaggio lo indica come più popolare del presidente negli Stati Uniti.
Ma, alle ultime presidenziali, il 55 per cento dei cattolici Usa ha votato per Trump, contro il 42 per cento per Kamala Harris. Rovesciando decisamente gli equilibri rispetto a quattro anni fa, quando il 52 per cento votò per Joe Biden, cattolico come loro e democratico. Stavolta i cattolici bianchi hanno scelto in larga parte il repubblicano Trump, mentre i cattolici ispanici e neri hanno sostenuto la sua avversaria.
Il papa originario di Chicago ha dedicato il suo primo anno al vertice del cattolicesimo all’introduzione di cambiamenti graduali nella chiesa, rifuggendo da gesti eclatanti o spettacolari e preferendo uno stile tranquillo e discreto. Ma l’operazione militare statunitense e israeliana in Iran – fatta passare dai vertici della Casa Bianca come una “guerra giusta” – ha fatto emergere in lui la volontà di esprimersi in modo più diretto.
Le sue parole hanno avuto un forte impatto negli Stati Uniti: “Non credo che il messaggio del Vangelo debba essere strumentalizzato, come alcuni stanno facendo”, ha detto Leone: “Troppe vite innocenti sono state perse… Credo che qualcuno debba alzarsi e dire che c’è una via migliore”.
Recentemente Trump ha anche pubblicato e poi cancellato un’ìmmagine di se stesso che lo mostrava benedicente e guaritore, quasi fosse una figura simile a Gesù. La sua posizione è molto chiara: il pontefice “dice cose sbagliate e non credo che debba occuparsi di politica”. Alla domanda se intendesse contattarlo, ha risposto con un secco “no”, confermando di non avere “nulla di cui scusarmi”.
Anche il vice presidente Vance (convertitosi al cattolicesimo nel 2019) è intervenuto nella polemica, bacchettando il Papa che dovrebbe essere più cauto quando parla di teologia e che dovrebbe ricordare la teoria della “guerra giusta” quando parla della guerra in Iran. Il vice presidente si è così fatto portavoce delle idee di alcuni teologi e filosofi dell’estrema destra cattolica statunitense, una posizione certo non gradita in Vaticano.
“Il mondo è devastato da una manciata di tiranni, eppure è tenuto insieme da una moltitudine di fratelli e sorelle solidali“, ha rilanciato martedì papa Prevost, parlando in Camerun. “Guai a coloro che manipolano la religione e il nome stesso di Dio per i propri fini militari, economici o politici, trascinando ciò che è sacro nelle tenebre e nella sporcizia”. Parole pesanti, e tutti hanno capito a chi fossero rivolte, soprattutto gli elettori cattolici americani del presidente, sempre più confusi dalle sue posizioni nei confronti del capo della loro chiesa.
Le provocazioni di Trump verso il Vaticano, peraltro, non sono mai mancate. Prima del conclave che ha eletto papa Leone XIII il presidente americano aveva pubblicato un’immagine generata dall’intelligenza artificiale che lo ritraeva in veste di pontefice. Da quando Robert Prevost è stato eletto, Trump non ha mai avuto alcun contatto diretto con lui, mentre il vicepresidente JD Vance ha partecipato all’insediamento di Leone invitandolo a visitare gli Stati Uniti.
La Santa Sede, al momento, non sembra avere alcuna intenzione di organizzare questo viaggio – perlomeno finché Trump sarà al comando -, mentre il Santo Padre non ha mancato di criticare l’amministrazione per il trattamento riservato agli immigrati negli Usa.
Il momento è quindi importante e la domanda è lecita alla vigilia delle elezioni di medio termine di martedì 3 novembre 2026 per il congresso degli Stati Uniti: i cattolici statunitensi sceglieranno il Papa oppure voteranno per i candidati vicini al presidente?




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