Iran-Stati Uniti, la tregua è da prendere con cautela. Israele prosegue l’invasione del Libano
Dovrebbe durare due settimane, ma negli scorsi anni accordi di questo tipo sono stati infranti senza troppi problemi. E' comunque una grossa novità, anche perché il regime iraniano sembra uscirne rafforzato.
Più informazioni su
Tehran. Nella notte del quarantesimo giorno di guerra, i governi di Stati Uniti e Iran hanno accettato una proposta di cessate il fuoco mediata dal Pakistan.
I bombardamenti dovrebbero essere sospesi per le prossime due settimane (il condizionale è d’obbligo, visti i precedenti), ma le operazioni israeliane per conquistare il sud del Libano proseguiranno. Il controllo iraniano sullo Stretto di Hormuz sarebbe rafforzato.
– continua sotto –

Israele e e Stati Uniti dovrebbero interrompere i bombardamenti sull’Iran, che a sua volta dovrebbe smettere di bombardare i Paesi del golfo Persico. All’accordo hanno aderito anche le milizie filoiraniane che operano in Iraq e in Yemen (queste ultime non sono mai state davvero mobilitate, per evitare il blocco del Mar Rosso e un’ulteriore escalation). Occorre ribadire che si tratta solo di una tregua temporanea, e che sia Israele che gli Stati Uniti hanno già utilizzato dei cessate il fuoco come copertura strategica prima di una ripresa delle operazioni.
Lo stretto di stretto di Hormuz dovrebbe essere riaperto, ma sotto il controllo dell’Iran, che dunque otterrebbe il diritto di imporre dei pedaggi (probabilmente da milioni di euro) alle navi che lo attraversano. I dettagli non sono ancora chiari, ma sembra che anche l’Oman, che controlla l’altro lato dello stretto, potrebbe imporre una tassa di attraversamento.
Si tratta di una novità senza precedenti, sotto questo punto di vista l’Iran uscirebbe dal conflitto molto rafforzato rispetto a prima.
Trump non è riuscito a raggiungere nemmeno gli altri obiettivi per cui aveva attaccato l’Iran. Non ha ottenuto il “cambio di regime” che aveva chiesto, né la “resa incondizionata”. Non ha ottenuto una sollevazione del popolo contro il regime, che anzi si è inevitabilmente ricompattato per la difesa del Paese. E’ riuscito a uccidere la Guida suprema Ali Khamenei, che però è stata sostituita da suo figlio Mojtaba Khamenei, più giovane e più radicale del padre.
Non è riuscito ad “annientare le capacità missilistiche iraniane”, il Paese ha ancora enormi riserve di lanciatori e di missili, che per di più possono essere riempite rapidamente e a basso costo. Non è riuscito ad “annientare il programma nucleare”, tutto l’uranio arricchito dell’Iran è ancora al suo posto.
La Russia, uno dei principali alleati dell’Iran, ha guadagnato cifre enormi grazie all’aumento dei prezzi del petrolio (di cui è uno dei maggiori esportatori). Oltre a ciò, la guerra ha provocato migliaia di vittime e la peggior crisi energetica della storia, che avrà effetti per mesi anche se si dovesse raggiungere immediatamente la pace.
Il regime iraniano ha annunciato di aver proposto un piano in 10 punti, che tra le altre cose prevede il risarcimento da parte di Israele e Stati Uniti dei danni provocati dalla guerra. L’Iran chiede anche la fine dei combattimenti in tutta la regione e l’eliminazione delle sanzioni internazionali; in cambio si impegnerebbe a riaprire completamente lo stretto di Hormuz e a non costruire armi nucleari.
Occorre ricordare che queste stesse condizioni erano già state raggiunte. Il presidente statunitense Barak Obama le aveva ottenute dopo negoziati durati anni, ma durante il suo primo mandato Trump aveva deciso di ritirare unilateralmente gli Usa dall’accordo.
Ora Trump ha dichiarato che i 10 punti dell’Iran sono un buon punto di inizio per una negoziazione. Soltanto qualche ora prima annunciava di voler eliminare dalla faccia della Terra l’intera civiltà iraniana; questa è stata soltanto l’ultima di una serie di dichiarazioni gravissime, senza precedenti per un capo di Stato occidentale, in cui si vantava esplicitamente di aver commesso e di voler commettere crimini di guerra in Iran.
Non è la prima volta che il presidente fa vistose marce indietro, tanto che negli Stati Uniti c’è un termine per parlare di questa tendenza: “TACO”, (“Trump Always Chickens Out”).
Nel frattempo Israele continua la sua campagna in Libano, che non è stata toccata dai negoziati. Proseguono i bombardamenti sulla capitale Beirut e su altre importanti città. Le forze di terra stanno invadendo il sud del Paese, dove sono presenti le forze di pace dell’Onu (tra cui molti Caschi blu italiani).
I vertici politici e militari israeliani ipotizzano di occupare la regione a tempo indeterminato, nel discorso pubblico si fa largo l’idea di fondare le prime colonie ebraiche. Già prima della guerra Israele occupava una piccola parte del territorio libanese e siriano, oltre che ovviamente palestinese.




Accedi o registrati per commentare questo articolo.
L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di QuiBrescia, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.