Israele e Usa hanno attaccato l’Iran, centinaia di vittime
Coinvolti anche Libano, Iraq, Palestina, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Qatar, Bahrein e Kuwait. Migliaia di italiani bloccati nella regione. Trump: «Khamenei è morto». In Iran colpita una scuola elementare, più di 160 vittime.
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Tehran. Nella mattinata di sabato Israele e gli Stati Uniti hanno dato il via a un massiccio attacco con missili e aerei sull’Iran. Le notizie dal campo sono poche e confuse, ma ci sono state grandi esplosioni nella capitale Tehran e in molte importanti città come Isfahan, Qom, Karaj, Kermanshah, Urmia e Tabriz.
Nell’area di Minab, nel sud dell’Iran, è stata colpita una scuola elementare femminile: secondo l’agenzia di stampa iraniana Mehr più di 160 persone, in maggioranza bambine che frequentavano l’istituto, sono state uccise, mentre altre 60 sono rimaste ferite.
Il presidente statunitense Donald Trump, che ha deciso e guidato l’operazione, ha annunciato il decesso dell’ayatollah Ali Khamenei, Guida Suprema del regime.

In blu i membri della Nato, in giallo i membri dell’Unione Europea, in rosso le basi militari degli Stati Uniti.
Non è al momento possibile prevedere quando cesseranno le operazioni militari. Le autorità iraniane hanno invitato cittadine e cittadini a lasciare Teheran, le strade principali della città sono state rese a senso unico e migliaia di auto si sono incolonnate sulle corsie. Le bombe sono piovute dal cielo sulle città, sulle basi militari e sui luoghi di governo: è stato quasi completamente distrutto anche il complesso residenziale dell’ayatollah Khamenei, Il cui corpo è stato recuperato sotto le macerie del suo quartier generale nel cuore di Teheran, roccaforte del potere iraniano. Morti con lui anche figlia, genero, nuora e nipote.
Il regime è tornato a bloccare Internet nel Paese, rendendo ancora più difficile ricevere aggiornamenti. L’Iran ha risposto lanciando missili balistici sul territorio israeliano e sulle basi statunitensi nella regione: Dubai (città più popolosa degli Emirati Arabi Uniti), Riad (capitale dell’Arabia Saudita), Doha (capitale del Qatar che l’anno scorso era stata bombardata anche da Israele), Giordania, Bahrein e Kuwait (due piccoli Paesi che si trovano tra la penisola arabica e l’Iran).
I paesi arabi del Golfo hanno chiuso i propri spazi aerei, col risultato che migliaia di europei sono rimasti bloccati a terra. Tra questi c’è anche i ministro della Difesa italiano Guido Crosetto, che è rimasto bloccato a Dubai, negli Emirati Arabi Uniti. Ha dichiarato che era in viaggio per motivi personali (tanto che inizialmente neanche il ministero degli Esteri sapeva dove fosse), perché evidentemente non era stato avvisato dell’imminente attacco da parte dei suoi alleati.
Israele e Stati Uniti hanno bombardato diversi obiettivi anche in Libano e Iraq, dove operano alcune milizie filoiraniane, mentre proseguono gli attacchi in Palestina. Anche in Siria è caduto un missile iraniano, che probabilmente aveva sbagliato traiettoria, uccidendo almeno 4 persone.
«Deploro gli attacchi militari in Iran di questa mattina da parte di Israele e Stati Uniti d’America, e i successivi attacchi di rappresaglia da parte dell’Iran», ha commentato l’Alto Commissario per i Diritti umani delle Nazioni Unite, Volker Turk. «Come sempre, in ogni conflitto armato, sono i civili a pagare il prezzo più alto».

Un’immagine del bombardamento sulla scuola elementare di Minab pubblicata su X (Twitter) dal ministro degli Esteri iraniano Seyed Abbas Araghchi.
Non è chiaro se gli attacchi si limiteranno alle incursioni aeree o se ci saranno anche invasioni via terra. Per deporre il regime potrebbero non bastare i bombardamenti, ma un’operazione via terra potrebbe essere molto più complicata, impantanando gli Stati Uniti in un conflitto lungo e difficile come quelli in Iraq e in Afghanistan. Gli alleati degli Stati Uniti temono la destabilizzazione che la guerra in Iran potrebbe provocare in tutta la regione.
I governi europei non sono stati coinvolti nella pianificazione della guerra, alcuni avrebbero appreso la notizia soltanto quando i bombardamenti erano già iniziati. Nelle basi militari in Medio Oriente ci sono diversi contingenti di militari italiani e alcune centinaia di dipendenti della fabbrica di armi Leonardo.
Sarebbero decine di migliaia i civili italiani che si trovano nella regione, mentre in Iran sarebbero poco meno di 500, secondo quanto dichiarato dal ministro degli Esteri Antonio Tajani. «A Doha e ad Abu Dhabi stiamo organizzando delle postazioni negli aeroporti per dare assistenza ai nostri connazionali (…) Ci sono molti turisti in questo periodo di vacanza».
La guerra sta già avendo ripercussioni in tutto il mondo. Gran parte delle compagnie aeree hanno sospeso tutti i voli nella regione. Soltanto nell’aeroporto Dubai International, uno dei più trafficati al mondo, passano 2000/2500 aerei al giorno, è molto probabile che il fermo provocherà reazioni a catena in tutto il pianeta.
Un altro punto ancora da chiarire è quello del commercio di gas e petrolio, di cui l’Iran è uno dei maggiori produttori al mondo. Il regime potrebbe scegliere di bloccare il passaggio delle navi nello stretto di Hormuz (vedi mappa sopra), da cui passa circa un quinto del petrolio a livello mondiale.

Un bombardiere B2 e alcuni jet F35 intorno alla portaerei Abraham Lincoln, schierata di fronte all’Iran. Fronte: U.S. Navy.
Gli Usa e Israele hanno chiamato le loro operazioni rispettivamente «Furia epica» e «Ruggito del leone». Quelle dello scorso giugno erano state chiamate «Martello di mezzanotte» e «Leone che si solleva». Il presidente statunitense Donald Trump ha annunciato l’inizio dell’operazione con un lungo video pubblicato sui social, nel quale avverte che potrebbero esserci perdite per l’esercito statunitense.
Diversi parlamentari degli Usa, sia Democratici che Repubblicani, hanno condannato la decisione. Le dichiarazioni di guerra infatti dovrebbero essere approvate dal Congresso, cosa che però non era avvenuta nemmeno nell’attacco sul Venezuela di gennaio né nella cosiddetta «Guerra dei 12 giorni», la campagna di bombardamenti sull’Iran avvenuta nel giugno 2025.
La scorsa estate l’obiettivo dichiarato era l’eliminazione del programma nucleare iraniano, dopo intensi bombardamenti sui siti di ricerca Trump aveva detto che il programma era stato «completamente distrutto». Dopo pochi mesi però aveva ripreso a lanciare allarmi su un’ipotetica arma atomica del regime, secondo gli esperti molto esagerati. Sia Trump che il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu stavolta hanno annunciato che non si accontenteranno di un indebolimento militare dell’Iran.




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