Mini reattori nucleari, Legambiente: «Governo e Confindustria inseguono falsi miti»
L'associazione ambientalista critica duramente la proposta di accelerare il ritorno all'energia atomica, che vede Brescia come possibile hub per gli Smr. «Si tratta di progetti costosi e con tempi molto più lunghi delle fonti rinnovabili, da cui deriva l'85,6% dell'energia prodotta in Italia».
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Brescia. È arrivata una dura critica da parte di Legambiente sul tema della proposta, da parte del Governo e Confindustria, di accelerare il ritorno all’energia atomica tramite i piccoli reattori modulari Smr. La questione riguarda direttamente Brescia: sul tema è intervenuto Antonio Gozzi, presidente di Federacciai, che ha indicato proprio Brescia tra i territori potenzialmente più adatti ad accogliere impianti da 200 megawatt grazie alla presenza di grandi acciaierie e ampie aree industriali.
Il comunicato di Legambiente
L’associazione ambientalista non ha usato mezzi termini: «In questi giorni – dichiarano in un comunicato stampa – Governo e Confindustria, spinti dall’ennesima guerra che riduce l’accesso alle fonti fossili, con assoluta cecità sul da farsi, probabilmente spinti dalla potente lobby dell’atomo, hanno ripreso il tormentone della necessità di ricorrere al nucleare “di nuova generazione” come soluzione ai mali energetici dell’Italia».
In merito alla proposta di Antonio Gozzi di destinare a Brescia alcuni degli impianti, l’associazione commenta: «evidentemente il presidente non ha nemmeno nozione di cosa stia parlando o meglio, lo sa benissimo, ma per compiacere il Governo e magari avere qualche sconto sulla bolletta elettrica ogni affermazione è utile. Ricordiamo, per chi non è del settore, che i mini-reattori nucleari non sono in commercio e non lo saranno per molti anni a venire (forse 10 o più), che l’Italia non ha uranio (che non è una fonte rinnovabile) e che al momento non esiste nemmeno il deposito unico delle scorie radioattive per tenere le quali paghiamo lautamente la Francia. La realizzazione di una centrale nucleare ha costi spaventosamente alti rispetto al costo delle rinnovabili e tempi di realizzazione di decenni».
«Oggi la maggior parte dell’energia in Italia proviene già da fonti rinnovabili»
Legambiente punta il dito contro il Governo e Ministero dell’Ambiente, sottolineando che la produzione di energia rinnovabile in Italia è già una realtà concreta, ed è anche per questo la strada da seguire: «mentre questi signori farneticano – commenta l’associazione – , proprio oggi alle ore 12 risultava che l’energia prodotta in Italia all’85,6% derivava da fonti rinnovabili nonostante questo Governo abbia fatto di tutto per ostacolare la loro installazione e quotidianamente parli contro l’”ideologia green” a partire dal Ministro (contro) l’Ambiente».
«Il rifornimento energetico in Italia va affrontato in modo realistico»
«Legambiente – conclude il comunicato – ritiene che non vi sia niente di più ideologico del non affrontare in modo realistico il rifornimento energetico del Paese con un forte impulso all’installazione di impianti di produzione di energia rinnovabile, la realizzazione di centri di accumulo dell’energia Bess (Battery Energy Storage System), la realizzazione dorsali in grado di trasferire l’energia fra le regioni con maggior produzione a quelle con maggior consumo. Purtroppo non c’è sempre sereno su tutta la penisola e non sempre c’è vento, per queste ragioni il Sistema Energetico Italiano deve essere profondamente aggiornato, ma inseguire falsi miti nucleari in modo assolutamente ideologico proprio non è utile all’economia del Paese e alle bollette degli italiani».







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