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A2A, “Cambiare norme che impediscono conversione ecologica”

Per Europa Verde Verdi Brescia "serve un intervento del Comune: il termovalorizzatore non è carbon neutral".

(red.) “Le pratiche burocratiche per l’adesione al Superbonus 110% stanno creando già notevoli difficoltà a cittadini e tecnici che vogliono isolare le loro abitazioni, ma ora ci si mette anche A2A a rendere svantaggiose queste trasformazioni”.
“La multiutility”, scrivono in una nota gli esponenti di Europa Verde Verdi Brescia, “ha infatti adottato un “fattore di conversione” pari a 0,12 che vanificherebbe gli allacciamenti al teleriscaldamento di decine di migliaia di abitazioni bresciane. Il basso fattore di conversione rende da una parte impossibile fare quel salto energetico che consente di accedere al finanziamento del superbonus e dall’altra di non avere risparmi sulla bolletta perchè le vecchie case sono un colabrodo energetico”.
“A queste accuse, mosse da Legambiente e da “basta veleni” A2A ha risposto stizzosamente che l’azienda energetica è stata riconosciuta dalla UE come esempio di eccellenza per sostenibilità ambientale”.

“Ciononostante”, sottolineano i Verdi bresciani, “restano alcune domande e perplessità. Il Comune di Brescia azionista al 25% di A2A è a conoscenza dei criteri messi in campo dall’azienda energetica? E ancora, è d’accordo il Comune con l’adozione di questi criteri che rendono impossibile a chi è collegato al teleriscaldamento di accedere alla comunità energetica? Serve un immediato intervento degli azionisti pubblici per rimuovere questa impostazione aziendale di gestione delle rinnovabili”.
“In attesa che il fattore di conversione passi almeno a quello del gas metano (1,06), va ricordato che assieme alla cogenerazione del teleriscaldamento il termovalorizzatore produce anche emissioni nocive come il biossido d’azoto e la CO2”.

“Va notato inoltre”, continua Europa Verde Brescia, “che le tariffe del teleriscaldamento bresciano (situazione che accomuna tutti i teleriscaldamenti in Italia) rientrano nel perimetro della regolazione dell’Arera (Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente). Una formale ma non sostanziale sostanziale regolazione delle tariffe e della qualità del servizio da parte del regolatore, consente ad A2A di determinare arbitrariamente le proprie tariffe ed aggiornarle in base ad indici che poco hanno a che fare con i costi industriali della termovalorizzazione dei rifiuti (senza considerare che il conferimento del rifiuto costituisce un ricavo e non un costo per il termovalorizzatore). Basti pensare che le tariffe di A2A per la fornitura di energia termica all’area urbana di Brescia sono indicizzate ai prezzi del gas metano e, caso peculiare in Italia, anche al prezzo dell’energia elettrica”.

“Nell’eterno dilemma degli operatori del settore del telecalore tra determinare tariffe basate sui costi effettivamente sostenuti o tariffe basate sul costo evitato rispetto a tecnologie di riferimento alternative”, stigmatizzano i Verdi di Brescia, “A2A evidentemente ha preferito la seconda opzione ma evidentemente il benchmark scelto è quello del vecchio impianto tradizionale a gas metano”.

“Facile competere e parametrarsi su questi benchmark soprattutto quando i prezzi del gas e dell’energia sono alle stelle. Le tecnologie di riferimento alternative al teleriscaldamento sono sempre più efficienti (pensiamo alle pompe di calore elettriche abbinate agli impianti fotovoltaici su tetto e batterie di accumulo), beneficiano di incentivi statali (e regionali) e gli utenti possono organizzarsi in comunità energetiche per risparmiare ulteriormente. Queste tecnologie e configurazioni dovrebbero diventare i benchmark del teleriscaldamento e del calcolo della convenienza delle tariffe rispetto alle quali comunque andrebbe fatto un conto a consuntivo in contradditorio con il gestore del teleriscalmento”.

A2A Brescia

“Quanto all’affermazione che il termovalorizzatore bresciano è carbon-negative nel comunicato di A2A non ci si spiega  davvero come possa essere carbon-negative un impianto waste-to-energy (termovalorizzatore) che non cattura la CO2 emessa in atmosfera con un impianto dedicato”, evidenziano i Verdi bresciani.
“Sul proprio impatto carbon footprint negativo c’è andato cauto anche l’inceneritore di Oslo in Norvegia della svedese Fortum, che a differenza di quella di Brescia, si è dotato di un impianto per  la cattura di 400.000 tonn CO2/anno ed ha emissioni di CO2 di origine biogenica ( per esempio biomasse e organico) molto più alta. Il calcolo delle emissioni nette negative di 400.000 ton/anno CO2 fatto da A2A deriva evidentemente da una somma algebrica tra le emissioni dirette (che generano un debito CO2) e emissioni evitate (che generano un credito CO2)”.

“Emissioni evitate rispetto a cosa?” chiede Europa Verde Brescia. “Nel caso della produzione dell’energia elettrica, rispetto alla produzione di energia elettrica da fonti convenzionali come il gas naturale? Nel caso del calore distribuito nella rete di teleriscaldamento, rispetto alla combustione nella caldaia a metano di casa?”
“È chiaro inoltre che se il benchmark di riferimento è quello dell’emissioni del rifiuto in discarica (estremamente impattante per emissioni di CO2 e, soprattutto per metano che risulta essere 25 volte più climalterante della CO2) o la combustione di gas naturale per la produzione elettrica e per il riscaldamento della propria abitazione, i numeri carbon-negative tornano più o meno sempre”.

“Se il calcolo delle emissioni evitate invece fosse effettuato rispetto all’alternativo utilizzo delle fonti rinnovabili, allora non si potrebbe che prendere atto che un termovalorizzatore che non sequestra la CO2 emessa in atmosfera e che utilizza in larga parte combustibile di origine non biogenica (plastiche ad esempio), non può in alcun modo essere CO2-negative. In ogni caso”, viene sottolineato, “sarebbe opportuno che così importanti e mirabolanti affermazioni sul proprio carbon footprint venissero confermate da un comitato scientifico/auditor indipendente e non di certo dal solo proprietario di maggioranza del termovalorizzatore, i Comuni di Brescia e Milano”.

“In definitiva”, chiosa Europa Verde Verdi Brescia, “il teleriscaldamento di Brescia si sta trasformando in una infrastruttura autoreferenziale sul fronte dell’impatto ambientale, inibitorio nell’accesso agli incentivi messi in campo in materia edilizia ed energetica e messo in competizione/confronto esclusivamente con tecnologie/assetti di consumo di riferimento datati e  che utilizzano prevalentemente combustibili convenzionali”.

 

 

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