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Grandi dighe, cdm ritira impugnativa su legge regionale che disciplina le concessioni

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    (red.) “Ieri il Consiglio dei Ministri ha deliberato di ritirare l’impugnativa dinanzi alla Corte Costituzionale contro la legge regionale della Lombardia (l.r. 5/2020) che disciplina le procedure per la riassegnazione delle concessioni delle grandi derivazioni idroelettriche. Ad oggi in Lombardia ne sono già scadute 20, altre 40 scadranno entro il 2029″. A darne notizia sono il presidente di Regione Lombardia, Attilio Fontana e l’assessore a Enti locali, Montagna e Risorse energetiche, Massimo Sertori.
    “L’aspetto fondamentale della legge regionale – spiegano Fontana e Sertori – è rappresentato dal patrimonio, costituito dalla diga e dai cosiddetti beni bagnati, che a concessione scaduta diventano della Regione e non più dello Stato. La stessa Regione riassegnerà le concessioni attraverso una procedura competitiva che terrà conto della progettualità, degli investimenti, delle compensazioni territoriali e ambientali, nonché delle proposte sul valore del canone”.

     

    La legge regionale si ispira al massimo efficientamento nella produzione di energia da fonte rinnovabile e a forme di compensazione economico-ambientale nei comprensori dei territori in cui sono presenti queste grandi centrali. Inoltre, prevede che, in casi eccezionali, come ad esempio nei momenti di siccità, l’Ente Regione abbia la possibilità di intervenire imponendo le produzioni in determinati periodi ai concessionari per far sì che si possa trovare un equilibrio tra le esigenze agricole e quelle legate all’altezza dei laghi.

     

    “Siamo di fronte, finalmente, ad una vera e propria applicazione del principio di autonomia”, concludono il presidente Fontana e l’assessore Sertori.

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