Multiutility del Nord, il Governo ci crede

La maxi aggregazione potrà vedere la fusione tra A2A e Iren, quindi si aggiungerebbero anche Hera, Agsm (Verona) e Acegas-Aps (Trieste e Padova).

(red.) E’ pronto il progetto per la grande multiutility italiana che, facendo perno sulle principali ex municipalizzate e sull’acquisizione delle nove centrali Edipower nel riassetto Edison, diventerà il secondo operatore energetico nazionale dietro Enel. Lo schema dell’operazione, secondo quanto risulta a Radiocor, è definito nei dettagli da un dossier elaborato da McKinsey per il ministero dello Sviluppo Economico e ora all’esame del ministro Corrado Passera.
La maxi aggregazione, come premessa, potrà vedere la fusione tra A2A (di cui azionisti di maggioranza sono i comuni di Brescia e di Milano) e Iren e il contestuale ingresso nel capitale del Fondo strategico di Cdp, mentre in una fase successiva si aggiungerebbero anche Hera, Agsm (Verona) e Acegas-Aps (Trieste e Padova).
La struttura vera e propria dell’operazione, stando al documento di McKinsey, contempla quattro tappe. In primo luogo, vengono scorporate le reti (gas, elettricitaàe acqua) che passano in capo ai Comuni azionisti delle ex municipalizzate. In secondo luogo, si opera una fusione orizzontale delle attività industriali delle società operative nella newco “Grande Utility Italiana”.
Poi, quest’ultima, viene ricapitalizzata per circa 1 miliardo col possibile ingresso del Fondo strategico o di altri partner finanziari. Infine, i Comuni escono gradualmente dal capitale della stessa Grande Utility Italiana: ad essa affiderebbero comunque la gestione delle reti in modo da garantirsi, attraverso l’affitto, un flusso di cassa annuo costante equiparabile ai dividendi, sempre piu’ risicati, incassati dalle ex municipalizzate.
A dicembre scorso, il ministro Passera si era speso in prima persona nei negoziati tra gli italiani ed Edf per il riassetto di Edison. Anche grazie al suo intervento si determinò un cambiamento strutturale dell’accordo raggiunto fino a quel momento e la cordata guidata da A2A firmò un’intesa per rilevare il 70% di Edipower da Edison e Alpiq. Obiettivo un’operazione di sistema che porterà in dote alle ex municipalizzate circa 6mila MW di capacità produttiva, seppur in un contesto di mercato assai difficile e di eccesso d’offerta per il gas, necessari per creare un secondo big italiano dell’energia dopo Enel. Secondo McKinsey, il secondo passo di questo percorso sarebbe proprio la creazione di “Grande Utility Italiana”, un campione nazionale leader italiano in termovalorizzazione e teleriscaldamento che, grazie al consolidamento e alle efficienze sui costi di struttura e sugli approvvigionamenti di gas, diventerebbe un motore per lo sviluppo economico italiano.
Allo stesso tempo, Grande Utility Italiana permetterebbe di rimediare ad alcune debolezze strutturali delle utility italiane, tra cui il pesante indebitamento che ha ridotto al lumicino investimenti e dividendi agli azionisti. Il progetto in esame permetterebbe da una parte di alleggerire la posizione finanziaria netta con l’ingresso nel capitale di partner istituzionali e dall’altra di diminuire la presa dei Comuni azionisti, che vedrebbero comunque garantito un introito annuo dall’affitto delle reti. La stessa McKinsey suggerisce inoltre la necessità di alcuni accorgimenti per velocizzare il dossier come incentivi fiscali ai Comuni o misure che spingano le amministrazioni a cedere le proprie quote nelle utility.

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