Ops Intesa Sanpaolo, Car Ubi: “Offerta inaccettabile e ostile”

Il comitato degli azionisti di riferimento boccia la proposta e la pista si raffredda. Lunedì si riuniscono i patti sindacali.

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(red.) “L’offerta di Intesa Sanpaolo è ostile, non concordata e inaccettabile”. Non usano mezze misure gli azionisti del Comitato Azionisti di riferimento di Ubi Banca per bocciare la proposta dell’istituto di credito milanese per fondersi inglobando la realtà bergamasca e bresciana. Il nuovo risiko bancario era emerso lunedì 17 febbraio nel momento in cui a sorpresa Carlo Messina di Intesa Sanpaolo aveva annunciato la volontà di un’Ops (un’offerta pubblica di scambio) per rilevare Ubi Banca. Una notizia che nei giorni successivi ha fatto alzare il valore delle azioni di Ubi anche fino a oltre il 20%, mentre ieri, giovedì 20, è arrivato un calo di oltre il 2%.

Il motivo? Proprio il fatto che il Car – rappresenta il 18% di Ubi – si dice freddo sull’operazione, di fatto rispedita al mittente. In una nota parlano di “offerta di Intesa-Unipol non coerente coi valori impliciti di Ubi e dunque inaccettabile. Ubi è una banca sana, stabile, redditizia, ben gestita per competenze e risorse umane, competitiva e riconosciuta sul mercato di riferimento – si legge in una nota – realtà centrale per il sistema socio-economico del Paese. Gli azionisti ritengono di dover tutelare, al contempo, il loro investimento e la banca con i suoi territori di riferimento e si sono impegnati in un progetto di medio e lungo termine”.

Tra le critiche che vengono poste proprio da Ubi Banca c’è il valore di 4,9 miliardi di euro che l’istituto bergamasco definisce ridotto, ma Carlo Messina di Intesa Sanpaolo non ha parlato di aumentare l’offerta. Sembra, quindi, che si stia raffreddando l’ipotesi di un nuovo maxi gruppo bancario a livello europeo, in attesa di marzo quando saranno presentati i documenti nei dettagli. Nel frattempo, lunedì 24 febbraio si ritroveranno i due patti di sindacato bergamasco e in particolare quello bresciano (possiede il capitale maggiore rispetto agli orobici) per valutare l’Ops.

E i bresciani rimarcano il fatto che la fusione porterebbe a cancellare il marchio Ubi e la rete ad esso connessa. L’idea di Intesa Sanpaolo è di acquisire il 66,67% del capitale di Ubi o almeno il 50% più un’azione. Ma in questo fronte la stessa Ubi, ritenendo il prezzo troppo basso, potrebbe trovare invece nuovi candidati intenzionati a valorizzarla di più e a mantenere il nome.

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