Imprese bresciane, la crisi è sempre più nera

Continuano a navigare in acque difficili, come rilevano gli ultimi dati diffusi dalla Camera di commercio. Anche le previsioni a medio termine sono negative.

(red.) Non c’è pace per le imprese bresciane, che continuano a navigare in acque difficili, come rilevano gli ultimi dati diffusi dalla Camera di commercio. Nel secondo trimestre 2012 la produzione manifatturiera ha subito una caduta congiunturale pari all’1,6%, in accentuazione rispetto al calo fatto registrare nel primo trimestre dell’anno (-1,2%).
La flessione della produzione manifatturiera è ancora più pesante su base annua, infatti, rispetto allo stesso trimestre del 2011, il rallentamento è stato pari al 6,1%. La dinamica bresciana risulta ancora più indebolita se confrontata con quella regionale che ha registrato un rallentamento su base annua del 5,4%.
Dal punto di vista strutturale si rileva che tutte le dimensioni d’impresa hanno conosciuto variazioni negative della produzione, inoltre l’intensità della variazione è correlata alla dimensione d’impresa, più forte per le grandi che hanno registrato una contrazione annua del 7,3%, seguite dalle medie con una riduzione del 6,1%; e dalle piccole con una diminuzione, rispetto allo stesso trimestre dello scorso anno, del 5,6%.
Dal un punto di vista settoriale la caduta della produzione è stata generalizzata anche se differenziata. Solo la chimica registra un risultato positivo (+2,1%), mentre i minerali non metalliferi (-0,8%) e la carta-editoria (-0,5%) mostrano variazioni tendenziali meno negative; i mezzi di trasporto (-17,1%), il tessile (-16,6%) e le pelli-calzature (-11,8%) si distinguono negativamente in modo particolare.
La fase recessiva che sta attraversando l’industria manifatturiera si è manifestata per il comparto artigiano in misura superiore agli andamenti registrati dal settore nel suo complesso. La produzione industriale mostra un calo congiunturale del 2,3% e una netta flessione pari al 9% su base annua in linea con il dato regionale (-8,9%).
La contrazione della produzione ha interessato tutti i comparti artigiani, in testa il legno mobilio (-19,7%), i minerali non metalliferi che dichiarano un decremento su base annua del 14,7%, seguono la siderurgia (-13,2%) e il tessile (-11,1%). Il nuovo calo della produzione si è riflesso anche sulla performance del fatturato che mostra un calo congiunturale dell’1,5% e più inteso su base annua (-5,4%). L’arretramento è dovuto al crollo del mercato interno (-2,6% congiunturale; -9,2% tendenziale) mentre aumentano le vendite realizzate all’estero (0,4% congiunturale; 1,4% tendenziale).
Il risultato si è traslato sulla quota del fatturato estero sul totale che recupera sul trimestre precedente circa tre punti percentuali collocandosi intorno al 35%.Il comparto artigiano segue la stessa dinamica, le vendite diminuiscono infatti sia rispetto al trimestre precedente che su base annua rispettivamente del 2,6% e dell’8,4% e ancora per effetto del calo della componente interna (-2,8% congiunturale; -9,2% tendenziale).
Gli ordini registrano un nuovo calo, anche se più attenuati dei risultati della scorsa rilevazione, sia su base trimestrale (-1,0%) che su base annua (-3,6%). Dalle informazioni provenienti dal mercato del lavoro si rileva un leggero peggioramento dell’andamento provinciale. La quota di imprese che nel corso del secondo trimestre ha fatto ricorso alla Cassa integrazione guadagni ordinaria è aumentata passando dal 24,4% del trimestre precedente al 25,2% attuale. L’occupazione è diminuita dello 0,2% rispetto al primo trimestre, mentre è rimasta invariata su base annua.
E le prospettive? L’andamento decrescente di produzione e ordinativi si è negativamente riflesso sulle aspettative sulla produzione, domanda interna ed estera del prossimo trimestre, in aumento i pessimisti che fanno accrescere il saldo negativo tra ipotesi di aumento e diminuzione. Sul fronte dell’occupazione permane un orientamento alla stabilità, tuttavia la quota di imprese che prevedono una diminuzione prevalgono su quelle che si aspettano di aumentare il numero degli addetti.
Il secondo trimestre dell’anno si chiude male anche per le attività di commercio con un nuovo pesante calo su base annua delle vendite pari a -5,7%, più contenuta della dinamica tendenziale lombarda (-6,3%). La ripartizione per settore di attività rivela che il calo del volume d’affari si concentra sugli esercizi commerciali del non alimentare, la riduzione, infatti, rispetto allo stesso trimestre dello scorso anno è pari a 9,9%. Negative, anche se su livelli più contenuti, le performance dell’alimentare e del despecializzato (su base annua rispettivamente pari a -1,6% e -2,0%).

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di QuiBrescia, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.