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Abi, Mussari confermato presidente

Giovanni Bazoli: "Non era contro la nomina". Esecutivo unanime sulla scelta. Rinvio "per riflessione" dopo l'inchiesta su Mps per l'acquisizione di Antonveneta.

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(red.) Giuseppe Mussari non incontra ostacoli al comitato esecutivo che lo designa nuovamente alla presidenza dell’Abi quale candidato unico e all’unanimità, superando la ‘mina’ dell’inchiesta su Mps per l’acquisizione di Antonveneta dove non è peraltro indagato.
Dopo circa un’ora di riunione il coordinatore del comitato dei saggi, il bresciano Alessandro Azzi (numero uno delle Bcc), annuncia ai cronisti della decisione dell’esecutivo che ne riconosce ”il lavoro svolto negli ultimi due anni”. Al suo fianco si presenta il presidente del consiglio di sorveglianza Giovanni Bazoli, indicato da più voci come critico verso la conferma di Mussari e causa dello slittamento da maggio a giugno della rielezione.
Voci che Bazoli liquida come ”non veritiere” rimarcando come siano proprio i grandi gruppi bancari ad appoggiarlo e non ”ci sono riserve”.
Due anni fa infatti la sua candidatura fu irritualmente lanciata dall’allora a.d. di Unicredit, Alessandro Profumo, creando qualche resistenza fra i piccoli istituti culminata con il compromesso scritto in Statuto che assegna un’alternanza di due mandati di presidenza ai big e due alle piccole.
Il rinvio, scandisce Bazoli, è stato ”una pausa di riflessione” dovuta all’esplosione dell’inchiesta penale sui vertici Mps per l’acquisizione di Antonenventa a inizio maggio dove l’ex presidente del gruppo senese però non risulta indagato (è stato invece chiesto il rinvio a giudizio (chiesto il rinvio a giudizio, rpt.) due settimane fa per l’inchiesta sull’allargamento dell’aeroporto di Ampugnano). La pausa, condivisa dallo stesso candidato sottolinea Azzi, è stata decisa ”per rispetto all’opinione pubblica e all’autorità” ed è servita per ”avere chiarimenti su dati che potessero essere considerati da Mussari meritevoli di approfondimento”.
Verificato questo si è proceduto secondo l’orientamento precedente” argomenta Bazoli.
Le prime perplessità sulla conferma di Mussari, secondo diverse fonti, si erano avuti già a fine 2011 quando questi aveva ufficializzato la sua indisponibilità a rimanere alla poltrona di presidente Mps, occupata da aprile da Alessandro Profumo. La norma inserita lo scorso luglio nello statuto Abi, permette però anche a persone non al vertice di gruppi bancari a ricoprire la carica di presidente. L’inchiesta a Siena aveva quindi fatto nascere nuove critiche e perplessità fra i media e gli osservatori e imposto ai saggi Abi appunto ”una pausa di riflessione”.
A Mussari ora, il cui mandato è coinciso con l’esplosione della crisi, spetta un compito gravoso. Sulle banche non si appuntano solo gli attacchi nei rapporti con la clientela (tradizionale nota dolente su cui il presidente Abi ha parecchio lavorato assieme alle associazioni dei consumatori) ma problemi ‘sistemici’ di maggiore portata. Gli istituti italiani sono stretti fra la tenaglia dei maggiori requisiti di capitale imposti dall’Eba che ha penalizzato fortemente il valore dei titoli di stato in portafoglio imponendo costose ricapitalizzazioni duramente contestate dall’Abi. Le imprese poi lamentano una riduzione dei prestiti che la liquidità Bce ha alleviato in parte ma va detto che sono le stesse aziende (e le famiglie) a far mancare la domanda per colpa della crisi.
Contro i giudizi delle agenzie di rating sull’Italia l’Abi ha quindi avviato azioni giuridiche e in ogni sede, europea e internazionale, si batte per far riconoscere la ‘diversità’ del sistema del credito italiano meno speculativo e a sostegno dell’economia reale.

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