Edison, Iren minaccia di andarsene

I soci su divisi sulla governance di Edipower. Tarantini, presidente del Cds della multiutility: "A2A potrebbe rilevare la sua quota in Delmi pagando 105 milioni di euro".

(red.) Il progetto di una Edipower tutta italiana, asse portante per la creazione di una grande multiutility del Nord tagliata sul modello della tedesca Rwe, rischia di naufragare ancora prima di essere nato.
Iren, dopo aver bocciato il ‘term sheet’ (accordo quadro) su Edipower proposto da A2A, ritiene insoddisfacenti i ritocchi apportati giovedì e per la prima volta parla apertamente della possibilità di uscire dalla ex genco dell’Enel, di cui sarebbe stata, all’esito del riassetto di Edison, il secondo socio dietro ad A2A.
Nella riunione di mercoledì erano in programma l’assemblea e il cda di Delmi, la holding dei soci italiani di Foro Buonaparte, che avrebbero dovuto dare il via libera agli accordi con Edf, con la cessione ai francesi della quota del 30,6% in Edison e l’acquisto del 70% di Edipower, di cui A2A e Iren hanno ha già una quota complessiva del 30%.
In serata però il cda di Iren ha respinto all’unanimità il term sheet di A2A per divergenze sulla governance e sulla struttura industriale di Edipower, riaprendo i giochi dopo che nei giorni scorsi l’intesa sembrava ormai a portata di mano.
Sono così riprese le trattative nel tentativo di ricucire lo strappo. Il consiglio di sorveglianza di A2A ha ritoccato il term sheet, con alcune modifiche favorevoli a Iren, mentre i soci di Delmi hanno deciso di mantenere aperta l’assemblea fino a sabato per offrire altro tempo alla mediazione.
Ma in queste ore si sarebbero mosse anche le diplomazie dei comuni azionisti delle due socieà’: l’assessore al bilancio del Comune di Milano, Bruno Tabacci, ha incontrato il sindaco di Torino, Piero Fassino, e dai due principali sponsor del progetto della multiutility del Nord sarebbe partito un invito al management a trovare un punto di incontro.
Da A2A ”abbiamo ricevuto una nuova proposta che stiamo esaminando, è un passo avanti. Complessivamente ci sono però delle cose da rivedere, così com’è non ci soddisfa”, ha detto Roberto Garbati, amministratore delegato di Iren, al termine di una giornata di trattative in A2A. Garbati ha aggiunto che ”non è esclusa l’eventualità” di uscire da Delmi, di cui Iren ha il 15%, e anche da Edipower. Nel caso in cui non si raggiunga un accordo, i patti di Delmi prevedono che A2A possa superare lo stallo acquistando la quota di Iren nella holding.
”Possiamo approvare lo stesso il riassetto e rilevare la loro quota per 105 milioni”, ha spiegato il vice presidente del consiglio di sorveglianza di A2A, Rosario Bifulco. ”Il mio auspicio è che si chiuda anche con Iren”, ha detto il presidente bresciano del Cds di A2A, Graziano Tarantini, affermando che A2A ha fatto ”tutto quello che era accettabile e ragionevole”, affinchè ci fossero le condizioni per la permanenza di Iren in Edipower.
E per una permanenza di Iren, secondo Tarantini, ”tifa” anche il ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera: ”per quello che ha fatto nella vicenda Edison”, ha detto, “si è capito che dobbiamo andare avanti insieme”.
Qualora Iren nell’assemblea di Delmi di sabato si opponesse all’approvazione del riassetto di Edison, A2A potrebbe rilevare la sua quota in Delmi pagando 105 milioni di euro. ”Possiamo rilevare le loro quote a quel valore li”’, ha confermato il presidente del consiglio di sorveglianza di A2A, Graziano Tarantini, anche se, ha aggiunto ”e’ molto importante chiudere insieme”.
A questo punto le prossime 36 ore saranno decisive: venerdì è stato convocato un consiglio di gestione di A2A ed entro sabato si riunirà il cda di Iren. In quella sede ”o si chiude o si rompe” ha detto Garbati, sottolineando che le posizioni sul tolling (i costi di affitto degli impianti di Edipower da parte di A2A e Iren) restano ancora distanti, con A2A che vuole commissioni più alte per rafforzare Edipower e renderla finanziabile e Iren che spinge per condizioni di mercato, così da limitare l’iniezione di risorse in una società che non consolida. Per ora insufficienti, a detta di Iren, anche le concessioni sulla governance con l’innalzamento delle maggioranze qualificate in cda da 7 a 9 consiglieri per le operazioni comprese tra i 70 e i 120 milioni di euro.

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