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A2A: “congelato” il dossier Montenegro

I nuovi accordi societari con la Epcg, la piccola "Enel" del paese balcanico, slittano ad aprile, in attesa di un quadro tariffario più definito.

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(red.) A2A ‘congela’ il dossier Montenegro in attesa di un quadro tariffario più definito nel Paese balcanico. Alla fine dello scorso anno, a quanto si apprende, la multiutility lombarda e il governo montenegrino hanno convenuto di prorogare a fine aprile i termini per le rettifiche degli accordi con il governo di Podgorica sulla privatizzazione di Epcg, la piccola ‘Enel’ del Paese balcanico.
La multiutility dei comuni di Brescia e Milano aveva firmato nello scorso agosto un memorandum of understanding (mou) con il governo per rinegoziare gli accordi su Epcg. In base al mou, che doveva essere trasformato in un nuovo accordo entro la fine del 2011, A2A perdeva il diritto a salire alla maggioranza di Epcg nel 2015, diritto subordinato al raggiungimento di una lunga lista di obiettivi, mantenendo però il potere (sempre legato al conseguimento di alcuni target) di assicurarsi la gestione della società, attraverso la nomina del management, anche per il quinquennio 2014-2019.
A2A, alle prese anche con il complesso riassetto di Edison, ha concordato il rinvio in attesa che il Montenegro adotti una nuova metodologia per la determinazione delle tariffe elettriche in linea con gli standard internazionali, in assenza del quale la multiutility non ritiene possibile programmare gli investimenti di Epcg.
Intanto cresce la protesta della popolazione contro gli aumenti della bolletta concessi dalla Rae, l’autorità locale per l’energia elettrica, all’inizio di quest’anno dopo che la stessa Rae aveva abbassato il costo dell’energia nel 2011.
Sabato scorso sono scesi in piazza migliaia di cittadini, chiamati a raccolta da sindacati, partiti di opposizione e dalla Ong Mans, che si batte per la trasparenza e contro la corruzione nel Paese balcanico, per protestare, in un momento di crisi economica, contro l’aumento delle bollette di circa il 6,5% spuntato da A2A.
La multiutility ha rilevato il 43,7% della società nel 2009 per 436 milioni di euro nell’ambito degli accordi sottoscritti dal governo Berlusconi con quello dell’ex premier montenegrino, Milo Dukanovic, per vent’anni al vertice dello stato balcanico. Un’operazione sulla cui trasparenza sono stati sollevati dubbi in Montenegro (A2A ha battuto l’offerta economicamente più alta dei concorrenti greci mentre parte dei soldi dell’operazione sono stati depositati nelle casse della Prva Banka del fratello di Dukanovic) e che per ora non sta portando molto fortuna ad A2A: Epcg ha chiuso infatti i primi nove mesi dell’anno con una perdita di circa 30 milioni di euro.
Sull’avventura balcanica, a pochi mesi dal rinnovo dei consigli di A2A, ha acceso un faro il Comune di Milano: l’assessore al bilancio di Milano, Bruno Tabacci, molto critico sull’operazione al pari dell’opposizione di centrosinistra del Comune di Brescia, altro grande azionista di A2A, ha chiesto nei mesi scorsi un report dettagliato al consiglio di sorveglianza sull’investimento.
Di tutt’altro avviso il management della società: il presidente del consiglio di gestione, Giuliano Zuccoli, e il direttore generale, Renato Ravanelli, hanno difeso a più riprese la correttezza dell’operazione e la sua valenza strategica in vista della realizzazione, affidata a Terna e attesa nel 2015, di un cavo sottomarino che permetteràad A2A di importare in Italia l’energia ‘verde’ prodotta in Montenegro dagli impianti idroelettrici di Epcg.

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