Shopping più caro: l’Iva passa dal 20% al 21%

Da questo sabato l'aliquota sale di un punto. Più cari abbigliamento e scarpe, auto e parrucchiere. In vigore anche l'imposta di bollo sui "money transfer".

(red.) Dalle auto alle scarpe, dalle tv ai cellulari, dalle borse ai tappeti: da questo sabato, con l’entrata in vigore della manovra, scatta l’aumento dell’aliquota Iva dal 20 al 21% e tutta una serie di prodotti rischiano di subire rincari.
Il passaggio dal 20% al 21%, secondo le associazioni dei consumatori, non inciderà sulla spesa dei beni di prima necessità, come gli alimentari e le bevande, la sanità, l’istruzione, l’abitazione, tutti beni ai quali si applica l’Iva al 10% o al 4%, o non si applica affatto.
Diverso, invece, il discorso per tutti quei beni non alimentari, ai quali, invece, si applicherà l’Iva al 21%.
Quindi nessun rincaro in vista per pane, pasta, latte, carne, pomodori e giornali, tutti prodotti di largo consumo con Iva al 4%. Nè per i biglietti del teatro, del canone Rai o per le tariffe dell’elettricità: servizi con Iva al 10%.
L’Iva aumenterà invece per: i prodotti per l’igiene personale e della casa; i casalinghi; le automobili e gli accessori auto, i ciclomotori; l’abbigliamento, le calzature e la pelletteria; gli accessori inclusi gli occhiali da sole; la bigiotteria, i gioielli e gli orologi; i tappeti e i tessili per la casa; frigoriferi, lavatrici, lavastoviglie, piccoli elettrodomestici per la casa; i telefoni e gli apparecchi hi-fi; i cd musicali e video; cartoleria e giocattoli; articoli sportivi.
Dall’introduzione della nuova aliquota dunque, borse della spesa più pesanti anche per i consumatori bresciani: rischiano infatti di diventare più cari anche palestre, piscine, parchi giochi e servizi per animazione delle feste. Così come estetista, barbiere e parrucchiere; servizi di telefonia, Internet, e la TV a pagamento. Ma anche le parcelle di avvocati, commercialisti e notai potrebbero diventare più salate così come il conto di idraulici, elettricisti e ditte di ristrutturazione.
Gli aumenti sui singoli prodotti non dovrebbero essere pesanti ma secondo la Cgia di Mestre le famiglie sborseranno in media 92 euro in più all’anno. Di questi, 32 euro saranno in capo per la spesa dei trasporti (aumento carburanti, acquisto mezzi di trasporto, ticket per bus/treni e voli aerei); 18 euro per l’acquisto di mobili ed elettrodomestici e per l’abbigliamento e le calzature; 12 euro verranno spesi in più per altri beni e servizi (effetti personali, servizi ai minori e agli anziani, assicurazioni, cura della persona, etc.); 6 euro per la spesa per le comunicazioni (servizi postali, apparecchi telefonici, servizi di telefonia); 5 euro per i giochi, la cultura e il tempo libero (articoli sportivi, cinema, teatro, pacchetti vacanze, etc.). In termini assoluti, l’incidenza attuale dell’Iva(di tutte e tre le aliquote) sulla spesa media annua è di oltre 2.800 euro su un totale di spesa di 27.857 euro: con il nuovo incremento si arriverà, quindi, secondo gli artigiani di Mestre, a una spesa annua media familiare di poco superiore ai 27.900 euro.
L’incremento dell’aliquota Iva dal 20% al 21% ”avrà certamente l’effetto di ridurre le risorse disponibili del settore privato a favore delle Pubbliche Amministrazioni, ma il principale effetto depressivo riguarderà i consumi. Infatti, la traslazione sui prezzi finali del suddetto incremento di imposte provocherà un gradino inflazionistico, a regime, tra 3 e 5 decimi di punto con la conseguenza di una contrazione del potere d’acquisto del reddito disponibile e della ricchezza delle famiglie consumatrici”.
Questa la valutazione dell’Ufficio Studi Confcommercio in vista dell’entrata in vigore della norma relativa all’aumento dell’Iva.
”Tutto ciò”, prosegue la nota, “implicherà, considerando anche le poco incoraggianti prospettive future del sistema economico, una riduzione dei consumi di entità proporzionale all’incremento dei prezzi al consumo. Inoltre, la riduzione della base imponibile dell’Iva, a causa dei minori consumi, fa immaginare che i previsti 4,2 miliardi di gettito teorico aggiuntivo (a regime) debbano essere ridotti a 3,7-3,9 miliardi effettivi. L’effetto depressivo della manovra Iva”, conclude l’Ufficio Studi, “potrebbe poi risultare molto più marcato di quanto ipotizzato a causa del combinarsi degli effetti di una pluralità di provvedimenti tutti orientati nella medesima direzione di incrementare la pressione fiscale sulle famiglie e sulle imprese”.
Contestualmente, scatteranno immediatamente i controlli sui movimenti bancari dei contribuenti e l’Agenzia delle Entrate potrà compilare, sentiti gli operatori finanziari, ‘liste nere’.
Vengono ridotte da subito anche le sanzioni amministrative a carico dei soggetti che utilizzano forme di pagamento diverse dal contante. Parte anche la caccia, fino al 31 dicembre, ai ‘furbetti’ del condono 2002 che dopo aver pagato la prima rata si sono dileguati. Sempre sabato entra in vigore anche l’imposta di bollo del 2%, con un minimo di 3 euro, per le somme trasferite all’estero attraverso le agenzie ‘money transfer’ e saranno applicabili le misure previste dall’articolo 8 sulla contrattazione aziendale:saranno quindi possibili deroghe alle leggi nazionali sul contratto di lavoro per gli accordi aziendali e territoriali, comprese quelle sui licenziamenti, fatti salvi i diritti legati alla maternità e ai congedi parentali.

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