Quantcast

La Caffaro chiede la Legge Prodi

caffarobs.jpgAmministrazione straordinaria o fallimento? Deciderà il tribunale.

(red.) Venerdì il liquidatore della Caffaro Chimica srl, Paolo Bettetto, ha presentato al Tribunale di Milano la richiesta di amministrazione straordinaria in base alla cosiddetta Legge Prodi, quella varata per salvare le grandi imprese in difficoltà.
La Caffaro, che appartiene al gruppo Snia, stava trattando con il sindacato per un possibile massiccio ricorso alla cassa integrazione straordinaria. A Brescia, nella fabbrica di via Milano attiva dal 1906, lavorano un centinaio di persone, 32 delle quali sono già in cassa integrazione; altre 270 circa dipendono dalla Caffaro di Torviscosa (Udine) il cui impianto di cloro-soda è stato posto sotto sequestro qualche tempo fa per problemi ambientali (
leggi l'articolo).
La procedura concorsuale in base alla Legge Prodi bis è applicabile alle imprese con almeno 200 dipendenti e in grave difficoltà, per tentare di evitarne la chiusura. L'obiettivo però non è liquidare l'azienda, ma recuperarne l'equilibrio economico e finanziario con la cessione di alcuni beni oppure con una ristrutturazione economico-finanziaria. La procedura si può aprire solo se l'impresa è insolvente e la gestione viene affidata a un commissario giudiziale.
L'ammissione ai benefici della Legge Prodi avviene quindi solo dopo un periodo di osservazione, al termine del quale il tribunale decide se le prospettive di risanamento sono concrete. Altrimenti il giudice dichiara il fallimento.
Sulla Caffaro Chimica (che è in liquidazione) grava però l'incognita degli enormi costi che – se perdesse le cause di responsabilità – le sarebbero necessari per riparare i danni provocati in una vastissima area della periferia Sud-Ovest di Brescia dall'inquinamento da Pcb (policlorobifenili), che è stato attribuito agli scarichi dell'azienda chimica.
Proprio per questo motivo la settimana scorsa la controllante Snia aveva rinviato l'approvazione del bilancio 2008 (
leggi qui).
Ma il fallimento della società farebbe sparire uno dei principali protagonisti del calvario ambientale iniziato nell'estate del 2001 (qui trovi i primi articoli). E metterebbe in grossa difficoltà chi sta lavorando per individuare le responsabilità civili e penali (leggi l'ultimo articolo).

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di QuiBrescia, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.