Imprese senza ricambio, a Brescia il 7,3% dei titolari ha almeno 70 anni

Nel 2015 i titolari bresciani over 70 erano 3186 e rappresentavano il 5,2% del totale. L’aumento, in dieci anni, è stato di quasi 800.

Brescia. Quasi 4mila titolari di imprese bresciane hanno almeno 70 anni, il 7,3% del totale, e nel mentre cresce l’età degli imprenditori, si restringe rapidamente la platea dei giovani che potrebbero raccoglierne il testimone.
È questo quanto emerge dal dossier della Confederazione Nazionale dell’Artigianato “Imprese senza ricambio”, che fotografa a livello provinciale e settoriale l’esposizione del sistema produttivo italiano al rischio di mancato passaggio generazionale.
Rispetto a dieci anni prima, si registra un aumento: nel 2015, i titolari bresciani over 70 erano 3186 e rappresentavano il 5,2% del totale. L’aumento, in dieci anni, è stato di quasi 800 over 70, nonostante, nello stesso periodo, il numero complessivo dei titolari individuali sia diminuito.
Anche la composizione settoriale evidenzia la portata del problema. Il fenomeno dell’invecchiamento è particolarmente evidente in agricoltura; tra i grandi comparti emergono anche il manifatturiero, il trasporto e magazzinaggio. Numeri che assumono un rilievo particolare nei settori nei quali competenze tecniche, conoscenza del mestiere, relazioni con la clientela e patrimonio professionale sono difficilmente sostituibili in tempi brevi.
Il quadro diventa ancora più delicato osservando l’altra faccia del fenomeno: l’arretramento dell’imprenditoria giovanile, che si inquadra nel fenomeno più ampio dell’inverno demografico. Nel 2026, la popolazione compresa tra i 20 ed i 30 anni, nel Bresciano, è diminuita di quasi 16mila unità. Tra il 2014 e il 2024 le imprese guidate da giovani sono diminuite del 15%.
Il rischio maggiore si determina dunque proprio dove le due dinamiche si sovrappongono: aumentano gli imprenditori prossimi all’uscita mentre diminuiscono i giovani disponibili a subentrare. È il caso, in particolare, di comparti come manifattura, costruzioni e commercio, fondamentali per la diffusione territoriale delle piccole imprese e dell’artigianato.
L’analisi misura la dimensione della platea che nei prossimi anni sarà chiamata ad affrontare il passaggio generazionale e individua i territori e i settori nei quali questo processo rischia di risultare più difficile.
“Questi numeri ci dicono che il ricambio generazionale è una delle questioni con cui il sistema produttivo bresciano dovrà confrontarsi con maggiore attenzione nei prossimi anni “, sottolinea Giordano Apostoli, presidente di CNA Brescia, “il punto non è semplicemente l’aumento dell’età media degli imprenditori. Il rischio è che imprese sane, con un proprio mercato e competenze costruite nel tempo, arrivino alla chiusura perché manca qualcuno disposto o nelle condizioni di raccoglierne il testimone. In una provincia come Brescia, dove piccola impresa e artigianato sono parte integrante delle filiere produttive, perdere un’attività significa spesso disperdere conoscenze, professionalità e relazioni che non sono facilmente ricostruibili”.
Per Cna il tema non può essere affrontato soltanto come una questione ereditaria, ma come un probelma per il quale serve “una vera politica per la trasmissione d’impresa”, favorendo l’incontro tra imprenditori che intendono uscire dall’attività e potenziali subentranti, accompagnando il trasferimento delle competenze e rendendo più semplice l’accesso al credito per chi rileva un’azienda.
“Non possiamo permetterci di perdere imprese sane soltanto perché manca il ricambio”, afferma il presidente nazionale della CNA, Dario Costantini, “in un Paese che deve fare i conti con una popolazione sempre più anziana e con sempre meno giovani, aiutare la trasmissione delle imprese significa difendere capacità produttiva, occupazione e futuro dei territori”.
“Il passaggio generazionale va quindi preparato e accompagnato”, prosegue Apostoli, “serve avvicinare maggiormente i giovani all’impresa e ai mestieri, lavorare sulla formazione e sull’orientamento e creare condizioni favorevoli per chi sceglie di avviare un’attività o di rilevarne una già esistente. Dobbiamo superare anche l’idea che il ricambio debba avvenire necessariamente all’interno della famiglia: mettere in relazione imprenditori che cercano continuità per la propria azienda e persone interessate a proseguirne l’attività può diventare sempre più importante. La sfida è fare in modo che il patrimonio costruito da una generazione possa diventare un’opportunità per quella successiva”.

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