I risparmi dei bresciani crescono, ma l’inflazione ne erode il valore
I depositi bancari tornano sopra i 27,4 miliardi di euro e Brescia è seconda in Lombardia. Ma il potere d'acquisto è diminuito: in nove anni la svalutazione sfiora i 5 miliardi.
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Brescia. I conti correnti dei bresciani continuano a riempirsi, ma il denaro accumulato vale sempre meno.
È il paradosso che emerge dai dati della Banca d’Italia, rielaborati dal Centro Studi di Confindustria Brescia: i depositi bancari delle famiglie sono tornati a crescere, sfiorando i 27,5 miliardi di euro, ma l’inflazione degli ultimi anni ne ha eroso in modo significativo il potere d’acquisto.
Al 31 marzo 2026 i depositi bancari delle famiglie consumatrici della provincia di Brescia ammontavano a 27,438 miliardi di euro. Il dato segna un recupero rispetto ai due anni precedenti, quando le consistenze erano scese sotto i 27 miliardi (26,86 miliardi nel 2025 e 26,72 miliardi nel 2024), tornando sui livelli del 2023 e del 2021, pur restando al di sotto del massimo storico di 28,383 miliardi registrato nel marzo 2022.
La crescita del risparmio è evidente anche nel confronto di lungo periodo. Nel marzo 2017 i depositi si fermavano a 21,26 miliardi: in nove anni l’incremento è stato del 29%, superiore alla media lombarda (+26,6%) e a quella nazionale (+24,5%).
Brescia si conferma inoltre la seconda provincia della Lombardia per ammontare dei depositi, alle spalle di Milano (92,15 miliardi) e davanti a Bergamo (23,34 miliardi).
Dietro questi numeri positivi si nasconde però un’altra realtà. L’aumento generalizzato dei prezzi ha ridotto il valore reale del denaro depositato in banca. Tra marzo 2017 e marzo 2026 l’inflazione cumulata, misurata dall’indice Istat Foi, è stata del 22%: ciò significa che gli attuali 27,438 miliardi hanno un potere d’acquisto equivalente a circa 22,48 miliardi di euro ai prezzi del 2017. La perdita reale sfiora quindi i 5 miliardi di euro.
Anche rispetto agli anni più recenti il quadro resta penalizzato dall’inflazione. I risparmi accumulati oggi consentono di acquistare meno beni e servizi rispetto al 2020 e al 2021, nonostante la maggiore liquidità disponibile sui conti correnti. Solo nell’ultimo anno la situazione ha mostrato un lieve miglioramento: tra marzo 2025 e marzo 2026 l’inflazione si è fermata all’1,5%, limitando la perdita di potere d’acquisto a circa 405 milioni di euro.
In sostanza, le famiglie bresciane continuano a risparmiare e ad accrescere la ricchezza nominale custodita negli istituti di credito. Tuttavia, il ritorno delle tensioni sui prezzi dell’energia e delle materie prime rischia di alimentare una nuova fase inflattiva, riducendo ancora una volta il valore reale dei risparmi accumulati.







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