Made in Brescia, il commercio estero nel 2025 si chiude in positivo
Lo rileva il Centro Studi di Confapi Brescia rielaborando dati Istat. Aumenta l'export intraeuropeo e verso l'India. Cala invece l'esportazione verso gli Stati Uniti e la Cina.
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Brescia. Nel quarto trimestre del 2025, le esportazioni bresciane hanno sfiorato i 5,06 miliardi di euro, con un incremento dello 0,2% rispetto allo stesso periodo del 2024. Su base annua, l’export ha raggiunto quota 20,35 miliardi di euro, in crescita dell’1,8% sul 2024, ma leggermente inferiore ai livelli del 2023. Tutti e quattro i trimestri del 2025 hanno comunque registrato un lieve aumento rispetto ai corrispondenti periodi dell’anno precedente. La variazione del Made in Brescia risulta in linea con quella lombarda (+1,8%), ma inferiore alla media nazionale (+3,37%), che, però, presenta forti differenze territoriali. È quanto emerge dall’analisi del Centro Studi Confapi Brescia sui dati del commercio estero diffusi dall’Istat.
Dal punto di vista geografico si segnala la ripresa del mercato intra-Ue dopo un biennio difficile. Nel 2025, l’export verso i Paesi dell’Unione europea ha raggiunto i 13,3 miliardi di euro, pari al 65% del totale, con una crescita di quasi 460 milioni (+3,5%) rispetto al 2024. In aumento, in particolare, le vendite verso i due principali partner commerciali, Germania e Francia, anche se non sono stati ancora raggiunti i livelli del 2023. In netto calo invece l’export verso gli Stati Uniti, sceso a 1,5 miliardi di euro (-4,8%), risentendo dell’effetto combinato dei dazi e del rafforzamento dell’euro, che rende più costosi i prodotti europei sul mercato americano. Deboli anche le esportazioni verso l’America centro-meridionale (circa 481 milioni; -8,7%) e verso l’Africa (607 milioni; -3,8%). Prosegue invece la crescita dell’export verso l’Asia, che raggiunge circa 2,3 miliardi di euro (+4,9%). In calo le vendite verso la Cina (451 milioni nel 2025, contro i 484 del 2024, ma sopra i 406 del 2023), mentre si rafforza con decisione il mercato indiano, arrivato a 287 milioni di euro, con un aumento di quasi il 20% sull’anno precedente e del 37% rispetto al 2023.
«La guerra nel Golfo e le tensioni che attraversano il Medio Oriente aprono uno scenario di forte incertezza – osserva Pierluigi Cordua, presidente di Confapi Brescia –. Il problema principale non riguarda solo le ricadute dirette sull’export nell’area, ma anche le difficoltà logistiche, il rischio di blocchi nelle rotte commerciali e, soprattutto, la possibile impennata dei costi energetici». Secondo le stime più recenti, il conflitto mette a rischio fino a quasi 20 miliardi di euro di export italiano verso i Paesi dell’area, con valutazioni che arrivano a sfiorare i 28 miliardi considerando l’intero Medio Oriente. «Per un tessuto economico come il nostro, fatto in larga parte di Pmi fortemente integrate nei mercati internazionali, si tratta di un fattore di vulnerabilità che non può essere sottovalutato. Le tensioni legate alla guerra rischiano ora di aggravare ulteriormente il quadro, con ripercussioni dirette sui costi sostenuti dalle imprese. La preoccupazione è concreta, soprattutto per un tessuto produttivo come quello bresciano. Auspichiamo, quindi, grande attenzione da parte del Governo e dell’Unione europea, affinché questa fase di instabilità non si traduca in un nuovo shock energetico capace di mettere sotto pressione la competitività delle nostre aziende».




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