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Cna: “Il Decreto antifrode penalizza tutto il comparto edilizio”

(red.) Un fulmine a ciel sereno, che rischia di rallentare, se non bloccare, i lavori di ristrutturazione, tutte le pratiche del bonus casa, ad eccezione del Superbonus 110%, e le riscossioni delle imprese che avevano concluso gli interventi secondo la norma precedente. Cna Brescia, in linea con quanto espresso in questi giorni dalla presidenza di Cna nazionale, interviene sull’entrata in vigore, da un giorno all’altro, del Dl Antifrode, che sta creando il caos nel settore delle costruzioni, paralizzando un meccanismo che consentiva ai cittadini di fare lavori con lo sconto in fattura e alle imprese di cedere il credito alle banche o alle Poste.

Una “tegola” caduta sulla testa anche delle numerose imprese bresciane del comparto casa e costruzioni – si legge in una nota di Cna – che già hanno subìto pesantemente gli effetti delle crisi succedutesi negli ultimi anni, di cui ultima in ordine di tempo quella provocata dalla pandemia. Le imprese artigiane del settore casa e costruzioni rappresentano ben un 25% di quelle associate a Cna Brescia (che sono circa 4mila complessivamente).

“La ratio è buona, ma sono le modalità di attuazione che non vanno bene – commenta Eleonora Rigotti, presidente Cna Brescia –. Chiaro che bisogna prevenire gli abusi e l’uso distorto degli incentivi del settore casa, a tutela dei contribuenti e delle imprese che operano correttamente, tuttavia l’urgenza con cui è stato emanato l’intervento, che si è concretizzato in un decreto-legge immediatamente esecutivo, blocca di fatto l’utilizzo delle detrazioni e delle cessioni dei crediti per lavori edilizi; ci rimettono in teoria anche le casse dello Stato. Non fa – aggiunge la presidente Rigotti – che aggiungere burocrazia alla burocrazia, introducendo ulteriori adempimenti, già previsti per il Superbonus 110%, per tutti gli altri bonus edili, dal bonus facciate all’efficientamento energetico, con l’obbligo di ricorrere ad un tecnico esterno: l’ultima cosa di cui hanno bisogno cittadini e imprese. Meglio sarebbe stato intervenire con un emendamento in legge di bilancio, che avrebbe concesso più respiro a tutti gli attori in campo”.

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