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Sblocco dei licenziamenti dall’1 luglio, nel bresciano a rischio 30 mila posti

Critiche dai sindacati al passo indietro del Governo. Avrebbero preferito riforma degli ammortizzatori sociali.

(red.) Questi intorno a mercoledì 26 maggio sono giorni febbrili anche nel dibattito politico per quanto riguarda il tema dello sblocco dei licenziamenti. Nella conferenza stampa del Governo in cui si presentavano le ultime misure inserite nel decreto Sostegni bis, il ministro del Lavoro Andrea Orlando aveva anche presentato la proroga del blocco dei licenziamenti fino al 28 agosto. Ma su questo si è aperto un polverone da parte degli industriali, tanto che lo stesso Esecutivo ha poi deciso di cancellare quel provvedimento dal decreto. Ciò vuol dire che l’attuale divieto di licenziamento scade tra poco più di un mese, il prossimo 30 giugno.

E questo incide ovviamente anche nella realtà bresciana dove, secondo quanto riporta il Giornale di Brescia citando anche i sindacati, il rischio riguarda fino a 30-40 mila posti di lavoro. E per questo motivo le stesse organizzazioni dei rappresentanti dei lavoratori avrebbero preferito che prima dello sblocco venisse portata avanti una riforma degli ammortizzatori sociali e una politica di ripresa del lavoro. Tanto che gli stessi sindacati, anche a livello nazionale, avevano parlato di “un messaggio sbagliato al Paese” per l’ultima mossa del Governo di cancellazione di quel provvedimento. Dal punto di vista tecnico, le imprese potranno continuare a usare la cassa integrazione ordinaria per i propri addetti e senza pagare le addizionali, ma con l’impegno di non licenziare i dipendenti mentre usano questi ammortizzatori.

Le altre realtà che non useranno la Cig, tra industria ed edilizia, invece, dall’1 luglio non avranno più il divieto di licenziamento. Per il settore dei servizi, al contrario, il blocco resta attivo fino alla fine di ottobre. Sul cambio di decisione dell’Esecutivo i sindacati sono critici, anche se bisogna dire che nella nostra provincia di Brescia il settore prevalente è quello del manifatturiero in ripresa e con la campagna di vaccinazione che sta procedendo regolarmente. Tra l’altro, le grandi imprese non avrebbero problemi, mentre emerge qualche difficoltà tra gli artigiani. Sul tema anche gli stessi industriali si erano espressi, ma dividendosi al loro interno.

“La norma proposta dal ministro del Lavoro Orlando al decreto Sostegni-bis che proroga il blocco dei licenziamenti, oltre a non essere in alcun modo condivisa con le parti Sociali, diversamente da quanto confermato dal Parlamento in sede di conversione del decreto Sostegni 1, non fa che prolungare ulteriormente l’incertezza delle imprese in un momento in cui invece servirebbe grande chiarezza. La norma – diceva la Confindustria Lombardia – pone anche alcune criticità tecniche perché va a toccare anche quei datori di lavoro che finora non hanno fruito della cassa integrazione, ma che avrebbero necessità di farlo oggi per potersi riorganizzare per ripartire. Ma è soprattutto la scarsa affidabilità nelle regole che erano state condivise, a creare disorientamento, posto che un accordo sulle misure emergenziali già si era trovato, con l’avallo dello stesso premier Draghi.

Rinnovare il blocco dei licenziamenti significa rimandare l’attuazione delle indispensabili riforme degli ammortizzatori e delle politiche attive per il cambiamento e l’accrescimento delle competenze che il nostro Paese necessita. Per noi resta fondamentale il dialogo tra Governo e categorie economiche che sono in grado di leggere i mutamenti e di traguardare il futuro. Nelle nostre regioni la ripartenza è già in atto e il tema è più quello delle politiche formative piuttosto che dei licenziamenti. Se i governi avessero investito di più in formazione e occupabilità, avremmo sicuramente reso più competitive le imprese che adesso non trovano quei profili professionali, servono per rispondere alle sfide della trasformazione tecnologica”. Ma il presidente della Confindustria di Brescia Giuseppe Pasini aveva anche parlato della funzione sociale rappresentata dal settore delle imprese.

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