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Con 1,42 miliardi è Brescia la provincia italiana che esporta più acciaio

(red.) Brescia è la provincia italiana che esporta più acciaio. Nel 2020 ha venduto prodotti della siderurgia, tubi e altri prodotti della prima trasformazione dell’acciaio per 1,42 miliardi di euro, in calo tendenziale del 17,2%. Una variazione in linea con la media nazionale del 18,6%. Il trend di decrescita durava già dal 2019 ed è stato accelerato dalla pandemia. È quanto emerge dall’elaborazione di dati Istat dell’Ufficio Studi siderweb.

 

«Alla base della performance negativa dell’export in valore delle imprese bresciane nel 2020 – spiega Gianfranco Tosini dell’Ufficio Studi siderweb – c’è il calo delle vendite nei Paesi dell’Ue (-16%), che rappresentano circa l’81% del totale, a cui si è aggiunto anche quello delle esportazioni nei Paesi extra Ue (-18,3%). La Germania, che si conferma il principale importatore di prodotti siderurgici delle aziende bresciane con una quota del 31,7%, ha registrato una diminuzione del 17,5% nel 2020 rispetto all’anno precedente. Seguono la Francia, l’Austria, la Spagna, la Polonia, l’Ungheria, la Repubblica Ceca. In controtendenza la Slovenia, con una quota del 3,2%, dove le esportazioni bresciane di prodotti della siderurgia sono aumentate del 3,8%. Al di fuori dell’Ue vanno segnalate le performance negative delle esportazioni negli Stati Uniti (-85,4%) e in Svizzera (-9,7%) e il risultato molto positivo riportato invece in Canada (+154,8%), con una quota che è passata dal 2,1% al 6,5% delle esportazioni totali».

 

Export di prodotti siderurgici per provincia. A livello nazionale, l’export di acciaio nel 2020 è diminuito del 18,6% nel 2020, passando da 18,1 a 14,7 miliardi di euro. «Tale variazione – analizza Tosini – è dovuta sia alla riduzione dei prezzi (in media -4,6%), sia al calo delle vendite all’estero in quantità (-14%)».
Variazioni negative molto più alte della media sono state registrate dai poli di Taranto (-56,9%), Genova (-40,9%) e Alessandria (-40,6%), dove sono dislocati gli impianti produttivi dell’ex Ilva. Hanno avuto performance peggiori rispetto alla media anche i poli di Ravenna (-37,7%), Bergamo (-25,9%), Aosta (-24,2%) e Torino (-23,7%). Di contro, hanno registrato variazioni negative significativamente più ridotte rispetto al 2019 Mantova (-9,1%), Forlì-Cesena (-11,2%), Lecco (-11,5%), Cremona (-12,1%) e Vicenza (-12,8%).

 

Dall’analisi emerge il profondo cambiamento della geografia dei poli produttivi italiani rispetto al periodo precedente la grande crisi economica del 2008. «Le esportazioni – sottolinea Tosini – hanno registrato una riduzione molto più marcata nelle province dove sono (erano) presenti le aziende siderurgiche di maggiori dimensioni. Infatti, nel 2020 rispetto al 2008, le esportazioni di prodotti siderurgici della provincia di Taranto (ex Ilva) sono diminuite dell’86,8%, relegandola al penultimo posto nella classifica dei primi 20 poli siderurgici italiani; quelle della provincia di Livorno (ex Lucchini Siderurgica di Piombino) si sono ridotte del 74,3%, causando l’esclusione dai primi venti poli siderurgici italiani; le esportazioni della provincia di Torino (ex stabilimento thyssenkrupp) sono diminuite del 62,1%, provocando la perdita di sette posizioni nella classifica».

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