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Lancini (Lega), sul caso Iveco: “No all’assalto cinese alle industrie italiane”:

(red.) “Oggi parlare di Iveco a Brescia significa prendere in considerazione un’azienda che da tempo è inserita nel territorio e vive in stretta simbiosi con i suoi lavoratori. I bresciani – prima con Om e poi con Iveco – hanno fatto crescere una fabbrica che ha attraversato le generazioni, diventando quella realtà di eccellenza per veicoli commerciali ed autobus che è oggi, una realtà capace di stare al passo coi tempi investendo anche nella mobilità del futuro”, così l’eurodeputato Danilo Oscar Lancini (Lega) sul tema della cessione di Iveco da parte di Cnh Industrial ai cinesi di Faw. “A Brescia Iveco conta oltre 1800 fra operai ed impiegati che conoscono bene il valore dell’azienda per il nostro territorio e per il Paese, orgogliosi del proprio lavoro e delle esperienze maturate, un patrimonio di conoscenze e di “saper fare” che non deve andare disperso”.

“Quando ho appreso della trattativa che la proprietà ha messo in atto per vendere Iveco al gruppo cinese Faw” aggiunge Lacini, “mi sono attivato subito per evitare l’ennesimo salto nel buio per l’industria bresciana ed italiana, con sullo sfondo lo spettro di un impoverimento generale dell’indotto, di nuove delocalizzazioni e di perdita progressiva di posti di lavoro. È inaccettabile che la proprietà intenda lasciare una totale libertà di manovra a fronte delle vaghe promesse di chi vorrebbe subentrare. Ad oggi infatti questa trattativa non ha fornito certezze, non solo sulla produzione e l’occupazione, ma soprattutto sulle prospettive future di un’intera filiera produttiva che è fra i principali asset strategici del Paese”.

“Da questa considerazione è scaturito l’intervento deciso di tutti noi parlamentari leghisti del territorio a difesa del lavoro bresciano, che ha posto fin da subito la vicenda sotto la lente del ministero per lo Sviluppo Economico”, prosegue l’eurodeputato del Carroccio. “Il ministro Giorgetti ha ricordato con grande autorevolezza che questa trattativa è oggettivamente una materia che interessa la normativa sul Golden Power, cioè su quei poteri speciali in carico al governo nazionale di salvaguardia delle società operanti in settori strategici. È infatti evidente che – pur con lo stralcio dei veicoli del settore Difesa – resta la chiara eventualità che la nuova proprietà cinese acquisisca informazioni sensibili sui processi produttivi e sul know-how di Iveco. Su questo tema la partita resta dunque aperta e il governo è pienamente legittimato a dettare specifiche condizioni, arrivando se necessario perfino a porre il veto su alcune delibere aziendali”.

“Infine, la mia esperienza di parlamentare europeo e di membro della Commissione per il Commercio internazionale”, conclude Lancini, “mi spinge a rinnovare un serio grido di allarme al mondo dell’impresa italiana, specialmente dopo la crisi del coronavirus: no all’assalto generalizzato di diverse realtà economiche cinesi all’acquisto dei nostri marchi e know-how, grazie ad una liquidità e ad una solidità economica costruite sulla concorrenza sleale, sul mancato rispetto dei diritti umani e delle più elementari norme ambientali e del lavoro. Mantenere o riportare in Europa tutte le principali filiere strategiche è uno dei principali punti che ho posto da tempo all’attenzione della Commissione Europea e su cui proseguirò a lavorare. Per questo, resterò in prima linea a vigilare e a portare proposte concrete per difendere Iveco ed il territorio bresciano in primis”.

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