Terziario bresciano, tra le imprese prevale la prudenza

Nel quarto trimestre del 2020, il clima di fiducia nel settore dei servizi si attesta a 102. Ma la media dell'anno è bassa a 73. E le opinioni in prospettiva sull’economia italiana restano negative.

(red.) Nel quarto trimestre del 2020, il clima di fiducia delle imprese bresciane attive nel settore dei servizi si attesta a 102, di fatto confermando il livello registrato nel periodo precedente (103) e posizionandosi al di sotto di quanto rilevato nell’analogo trimestre del 2019 (111). A evidenziarlo sono i risultati dell’Indagine congiunturale del Centro Studi Confindustria Brescia al quarto trimestre 2020.
Le condizioni operative delle imprese intervistate hanno beneficiato, in particolare, della fase di consolidamento dell’attività produttiva nell’industria e delle buone prospettive per i mesi a venire, grazie al forte legame che intercorre tra il comparto secondario e quello terziario oggetto della rilevazione.
L’indice di fiducia medio rilevato nel 2020 (73) risulta comunque risultato di molto inferiore rispetto a quanto riscontrato negli anni precedenti (124 nel 2018 e 108 nel 2019).

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“Il dato complessivo sull’indice di fiducia rappresenta la sintesi di opinioni decisamente differenziate all’interno del settore Terziario, diviso tra chi sta beneficiando della ripresa dell’industria e chi invece continua a soffrire, a causa delle limitazioni imposte dai Dpcm”, commenta Fabrizio Senici, presidente del settore Terziario di Confindustria Brescia. “L’indice annuale rispecchia invece una situazione difficile a livello generale, che speriamo possa migliorare per questo 2021. Importante è stato l’utilizzo del lavoro da remoto per tutto il settore, come già illustrato nell’incontro della Pmi Academy dello scorso 11 febbraio, con punte rilevanti durante il periodo pandemico: nel 2020 circa l’82% delle imprese di servizi ha attuato un sistema di “smart working” globale o parziale, interessando circa il 58% della propria forza lavoro. Per questo motivo, in marzo inizierà una serie di digital meeeting proprio sul tema del lavoro agile: il primo appuntamento è in programma il 31 marzo sul tema delle tecnologie digitali abilitanti per lo smart working”.

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Ecco il dettaglio dei giudizi espressi dalle imprese sui tre mesi precedenti.
Il fatturato è aumentato per il 64% delle imprese, con un saldo positivo del 55% fra coloro che hanno dichiarato variazioni in aumento e in diminuzione.
Gli ordini e l’occupazione evidenziano incrementi (saldi netti pari rispettivamente a +12% e a +21%).
I prezzi dei servizi offerti si caratterizzano per un’evoluzione debolmente negativa (saldo netto pari a -9%), a conferma dell’assenza di rilevanti pressioni inflattive, in particolare in questa fase storica.

Ed ecco le prospettive per i mesi a venire.
Il fatturato è atteso in crescita dal 36% degli intervistati, con un saldo positivo del 18% a favore dei pessimisti rispetto agli ottimisti.
I saldi riferiti al portafoglio ordini (+12%) e all’occupazione (+18%) descrivono uno scenario di possibile rafforzamento dell’attività.
I prezzi dei servizi offerti si contraddistinguono per un saldo nullo.

Le opinioni delle imprese sulle prospettive della tendenza generale dell’economia italiana rimangono negative, nonostante il prossimo avvio del piano NG-EU: il 6% degli imprenditori ha infatti un orientamento ottimistico, a fronte del 76% che prevede stazionarietà e del 18% che ha una visione sfavorevole.
Analogamente a quanto effettuato nelle rilevazioni precedenti, anche in questo trimestre è stato realizzato un approfondimento sulla valutazione dei primi (e parziali) impatti di natura economica del coronavirus sulle imprese del terziario bresciano. Da ciò risulterebbe che l’evoluzione mensile dell’attività produttiva si caratterizza per un forte recupero tra maggio e luglio, poi smorzatosi nei mesi successivi. Infatti, le realtà intervistate hanno dichiarato negli ultimi tre mesi dell’anno livelli di attività non dissimili da quelli rilevati nel periodo precedente e ancora al di sotto del 10% circa rispetto alla “normalità” pre-Covid.

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