Riaprire attività, incontro Aib-sindacati con la prefettura

In discussione il protocollo locale degli industriali. E anche Confindustria preme per riprendere dopo Pasqua.

(red.) Quella di ieri, mercoledì 8 aprile, conclusa con la positiva tendenza alla diminuzione dei nuovi casi di contagio da coronavirus, è stata la giornata in cui la Confindustria di Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia Romagna hanno pressato affinché le fabbriche, seppur in modo graduale, riaprano dopo Pasqua. E su questo fronte spinge anche l’Associazione Industriale Bresciana che già per voce del suo presidente Giuseppe Pasini aveva sottolineato il rischio della recessione se le attività dovessero ancora restare ferme per un paio di settimane.

Gli industriali bresciani parlano di un protocollo provinciale delineato con Ats, università e virologi per consentire il rientro in sicurezza dei lavoratori. Ma i sindacati rimarcano il fatto che non ci sarebbe bisogno di un documento locale, visto che già a livello nazionale si sta operando in questo senso. E oggi, giovedì 9 aprile, in video conferenza con la prefettura di Brescia si svolgerà un incontro proprio su questo. Nel protocollo provinciale c’è spazio per i dispositivi di protezione individuale da dare agli addetti, il distanziamento tra le persone, misurare la temperatura all’ingresso e con orari scaglionati, riprendere l’attività dai più giovani, sanificare gli ambienti a fine lavoro e ingressi contingenti, se non la chiusura, delle mense.

Tanto che le imprese si dicono disposte anche ad acquistare i test sierologici per i dipendenti. Tuttavia, all’incontro di oggi non è prevista la presenza della Confartigianato e nonostante il presidente Eugenio Massetti sottolinea la necessità di coinvolgerli. Sul fronte della ripresa delle attività, il presidente della Confindustria Lombardia, il bresciano Marco Bonometti, sottolinea come sia necessario ripartire per non spegnere il motore del paese. E c’è la preoccupazione del fatto che gli imprenditori potrebbero non avere liquidità per pagare gli stipendi dei dipendenti. Quindi, oltre a evitare i contatti tra persone, l’idea sarebbe anche quella di puntare sullo smart working dove possibile.

Ma in questo scenario c’è un’altra situazione da segnalare e che arriva da Lumezzane, come dà notizia il Giornale di Brescia. Infatti, alcune attività di fabbriche e uffici dovrebbero ripartire, ma i dipendenti che operano nel volontariato e che finora, magari attraverso la Croce Bianca, hanno assistito i malati anche da coronavirus, sarebbero stati invitati a non presentarsi al lavoro. Infatti, senza essere stati sottoposti al tampone, il rischio è che siano stati contagiati senza saperlo.

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