Coronavirus, fermarsi fino a maggio? Pasini (Aib): “Sarebbe mazzata”

Il leader degli industriali bresciani teme conseguenze. "Si lavora per un protocollo di sicurezza e ripresa graduale".

(red.) Dalle grandi alle piccole imprese, dall’associazione di chi opera nell’edilizia a chi lavora nell’agricoltura si chiedono misure straordinarie di emergenza e soprattutto, per quanto riguarda la meccanica, di tornare al lavoro. Da alcuni dati riportati dal Giornale di Brescia si parla di una perdita di 180 milioni di euro ogni giorno in Italia nel blocco della produzione e quindi anche di 900 posti di lavoro a rischio.

Per questo motivo lo scenario delineato – anche se poi precisato – dal capo della Protezione Civile Angelo Borrelli di iniziare la fase 2 del post-emergenza solo da metà maggio ha allarmato il mondo delle imprese. Tra loro, il presidente dell’Associazione Industriale Bresciana Giuseppe Pasini sostiene che un tempo ancora così lungo di fermo della produzione porterebbe a perdere filiere e diverse aziende potrebbero non riaprire più.

Lo stesso leader degli industriali bresciani parla comunque di una riapertura graduale e garantendo il rispetto delle misure di sicurezza. Tanto che con la prefettura di Brescia, l’Università e i sindacati si sta realizzando un protocollo di ripartenza. Per esempio, dalla Confapi parlano della possibilità di dotare le imprese di un kit da sottoporre ai lavoratori valutando le condizioni di salute e anche i rischi dovuti all’età.

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