Natalità delle imprese: saldo 2019 positivo di 322 unità

a fine 2019 le imprese esistenti ammontava a 118.469 unità. Agricoltura mantiene trend di decrescita. Artigianato migliora.

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(red.) Le imprese nate in provincia di Brescia nel 2019 sono 6.980, ovvero 443 in più rispetto all’anno precedente. Le cessazioni nello stesso periodo sono state 6.658, in aumento sul 2018 di 189 unità.
Il risultato di queste dinamiche ha portato a un saldo demografico positivo di 322 unità, un bilancio migliore rispetto al 2018. Alla fine del 2019, quindi, lo stock delle imprese esistenti ammonta a 118.469 unità.
E’ questa la dinamica che emerge dall’analisi sulla natalità e mortalità delle imprese bresciane realizzata dal Servizio Studi della Camera di Commercio di Brescia e dell’Ufficio Studi e ricerche di AIB su dati Movimprese.

 

Segnali di miglioramento si intravedono nel comparto artigiano che chiude con un bilancio negativo di appena 45 unità, il più contenuto degli ultimi dieci anni. Determinato da una ripresa delle nuove iscrizioni (2.226 unità, valore più alto degli ultimi sette anni) e dal contestuale calo delle cessazioni (2.271 imprese contro 2.368 di fine 2018).
Dal confronto territoriale è evidente che il risultato bresciano (-0,8%) è in linea con quello regionale (-0,7%). Il comparto artigiano è in calo su tutti i livelli territoriali, quello bresciano, tuttavia, segna cali meno consistenti (-0,9% rispetto al 2018).

 

La consueta analisi di dettaglio mette in evidenza le dinamiche dei settori negli ultimi anni. Per l’agricoltura il nuovo calo conferma il trend di costante decrescita che ha caratterizzato il settore negli ultimi dieci anni. L’industria manifatturiera chiude il 2019 con un nuovo calo che consolida il trend decrescente in atto dal 2012, su cui ha pesato il costante calo delle imprese della manifattura artigiana che hanno perso rispetto dal 2012 ben 1.621 unità portando lo stock di fine anno a 8.939 imprese.

Il settore delle costruzioni segna un risultato che rallenta il ritmo di decrescita che ha contrassegnato il settore dal 2012. Lo stock a fine anno ammonta a 17.919, in calo sul 2018 dello 0,5%, riduzione quest’ultima inferiore rispetto alla media dell’intero sistema imprenditoriale (-0,8%).

Il commercio chiude l’anno con una nuova flessione che non arresta il processo di decrescita iniziato nel 2014. All’interno i comparti che hanno segnato i cali maggiori sono stati: il commercio al dettaglio che ha perso rispetto al 2014 circa 1.250 esercizi e il commercio all’ingrosso con una riduzione di 760 imprese. All’opposto il commercio al dettaglio e all’ingrosso e riparazione di autoveicoli si conferma in crescita con un aumento, in cinque anni, di 265 unità.

Il comparto dell’alloggio e della ristorazione chiude il 2019 con un bilancio in leggero calo (-29), risultato questo che conferma il processo di stabilità che ha iniziato a rallentare la crescita costante che ha interessato il settore dal 2009.

A guadagnare terreno sono nuovamente i servizi in particolare le attività professionali (+4,0% sul 2018), di informazione e comunicazione (+3,1%) e gli altri servizi (+1,8%).

Le dinamiche settoriali del 2019 confermano il processo di terziarizzazione in atto da alcuni anni che vede aumentare il peso dei servizi e diminuire l’incidenza dei settori tradizionali.

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