Bassa Bs, obbligato a spacciare per la cocaina persa: 11 indagati

Un artigiano di Pavone Mella era stato indotto da due a vendere droga per un valore fino a 70 mila euro.

(red.) Nelle ore precedenti a giovedì 5 dicembre i carabinieri bresciani della compagnia di Verolanuova sono stati impegnati in un blitz che, insieme all’unità cinofila, ha portato a undici perquisizioni e ad altrettanti indagati, di cui tre finiti in carcere a Brescia. Si fa riferimento a un’indagine sullo spaccio di sostanze stupefacenti e al fatto che un 31enne albanese residente a San Gervasio, un 57enne agricoltore e una 62enne barista – i due di Gottolengo – sono finiti dietro le sbarre. Secondo gli inquirenti, il 31enne albanese con suo fratello indagato avrebbero dato la colpa a un artigiano 42enne di Pavone Mella per aver perso un carico di cocaina di 2 chili.

Per questo motivo, tra umiliazioni e pestaggi, lo hanno costretto più volte a spacciare un carico fino a un valore di 70 mila euro, quello che sarebbe andato perduto. Ma l’artigiano aveva trovato il coraggio di denunciare quell’estorsione e i militari, indagando, sono venuti a capo di una banda che smerciava fino a 5 chili di cocaina e contando su corrieri albanesi che potevano vendere droga anche fino a un paio di chili ogni volta. Così cinque albanesi che si procuravano la droga e sei italiani residenti tra Manerbio, Gottolengo e Pavone Mella che avrebbero dovuto venderla al dettaglio sono ora indagati.

Dall’inchiesta è anche emerso il ruolo della barista 62enne, titolare di un locale a Gottolengo, che avrebbe organizzato delle spedizioni punitive contro chi era in arretrato nel pagamento della droga. Infatti, lo scorso 18 novembre a un residente di Gottolengo era stato rotto il naso e minacciato intimandogli di consegnare il prima possibile 4 mila euro di cocaina che aveva acquistato.

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