Coronavirus, quasi 1.000 deceduti in 3 settimane nel bresciano fotogallery

C'è una tendenza al rallentamento nei nuovi casi in Lombardia. Brescia città supera Bergamo per casi positivi.

(red.) Uno degli aspetti positivi emerso ieri sera, mercoledì 25 marzo, dal consueto punto stampa dell’assessore lombardo al Welfare Giulio Gallera è la tendenza al rallentamento per quanto riguarda i nuovi contagiati da coronavirus in tutta la regione. Segno che le misure di contenimento introdotte stanno funzionando, ma la guardia resta alta. Tuttavia, in provincia di Brescia pesano come un macigno i quasi 1.000 deceduti lasciati come traccia dal virus nel suo contagio soprattutto tra i soggetti più a rischio. E a rendere ancora più drammatico questo numero c’è il fatto che i morti si contano nell’arco di tre settimane.

Sul fronte dei nuovi casi positivi di contagio, in provincia le Ats di Brescia e della Valcamonica hanno registrato 318 episodi, in calo rispetto alla settimana precedente quando la media era di 400 al giorno. Un altro dato positivo riguarda il numero di persone guarite – 241 quelle dimesse negli ultimi giorno – con 2.272 in tutto il territorio. In Vallecamonica i casi positivi sono diventati 551 e i morti, purtroppo, sono saliti a 44. Analizzando la provincia, si nota come nella bassa bresciana la tendenza ai nuovi contagi sta rallentando, tanto che a Orzinuovi si registrano zero nuovi casi (ma con una vittima in più, in totale 35), così come zero casi a Montirone e ridotti a poche unità tra Manerbio, Chiari e Montichiari.

Ma come detto, il dato più pesante è quello dei deceduti nell’arco di pochi giorni, se si considera che il 18 marzo c’erano 465 vittime e ieri si è arrivati a quasi 1.000, il doppio in una settimana. Altri numeri allarmanti sono quelli che riguardano Brescia città con 1.009 casi positivi (superata Bergamo a 891). Intanto, dalla Regione Lombardia fanno sapere di un cambio di passo a scopo precauzionale: tutti i pazienti che hanno anche soltanto il raffreddore e si rivolgono ai loro medici di base saranno considerati a rischio di diventare positivi al virus e quindi saranno seguiti con la telemedicina e via telefono.

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