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Schivo e riservato, era esperto di thai boxe

I carabinieri hanno tratteggiato un ritratto del figlio dei due coniugi assassinati come di un giovane poco abituato a relazionarsi con gli altri. E con i genitori era in lite.

(s.s.) Era schivo e riservato, amante dei videogiochi e, per sua stessa ammissione, dedito all’uso di hashish. E’ questo il ritratto che emerge del giovane Marco Antonelli, accusato di essere l’assassino dei genitori Piero e Alba, attraverso le parole del comandante provinciale dei carabinieri di Brescia Marco Turchi.
E, particolare non di poco conto a questo punto delle indagini, era un esperto di thai boxe, o lotta thailandese. Sarebbe infatti grazie a questa preparazione atletica che il 27enne sarebbe riuscito a ferire a morte entrambi i genitori nella notte di mercoledì, dopo essere stato pizzicato dai carabinieri di Gavardo in compagnia di uno spacciatore. Marco non aveva precedenti di alcun genere, nè era noto alle forze dell’ordine come abituale consumatore di sostanze stupefacenti. I militari, con il pm Claudio Pinto, lo hanno torchiato tutta notte, ma l’unica colpa che il giovane Antonelli ha confessato è stata quella di fare uso di hashish. Null’altro, prima di avvalersi della facoltà di non rispondere.
Secondo quanto hanno potuto ricostruire gli inquirenti, i rapporti fra il figlio e i genitori si erano incrinati, forse a causa della mancata volontà di Marco di proseguire gli studi. Tanto che episodi di violenza verso i genitori sono emersi nel recente passato. “E’ un soggetto solitario, schivo e introverso”, ha raccontato il colonnello Turchi, “ha difficoltà a relazionarsi con gli altri ed ha cambiato spesso lavoro, fino all’ultimo in un’agenzia funebre che, per ragioni economiche, si è trovato costretto ad accettare”.
Come tanti giovani della sua età, era appassionato di videogames, in particolare di quelli definiti “sparatutto”, e proprio a questi giochi online si sarebbe collegato quella notte, dopo aver orrendamente assassinato i genitori. “Il ragazzo è caduto in evidenti contraddizioni”, ha confermato il capitano dei carabinieri Pietro Timperio, “ma durante tutta la notte non ha confessato il duplice omicidio. Sui vestiti che indossava mercoledì sera, e che tuttora non sono stati ritrovati, ha detto solo di ricordare di averli lasciati vicino al divano, ma non ha saputo spiegare come siano spariti. In casa sua, inoltre, abbiamo rilevato tracce di sangue un po’ ovunque, spetterà però ai Ris di Parma stabilire a chi appartengono”.

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